La lezione della sofferenza

 

«Educare a una cultura di solidarietà e di accoglienza, aperta ai bisogni delle persone più fragili avviene attraverso la grande lezione della sofferenza: una lezione che viene dalle persone malate e sofferenti e che nessun’altra cattedra può impartire. Chi soffre comprende di più il valore del dono divino della vita, da promuovere, custodire e tutelare dal concepimento fino al tramonto naturale». Papa Francesco si è rivolto con queste parole ai membri dell’Unione italiana lotta alla Distrofia muscolare (UILDM) ricevuti in udienza a Roma nell’Aula Paolo VI lo scorso 2 giugno.
Parole importanti che ricalcano le orme lasciate dal nostro padre fondatore, il beato Luigi Novarese: «I sofferenti scoprano nel dolore, volontariamente accettato e santificato dalla grazia, il mezzo con cui essi diventano dei veri operai specializzati nel grande cantiere della costruzione di una società più umana e più cristiana. Gli orizzonti positivi che brillano dinanzi ad ogni sofferente sono realmente belli e fecondi, anche se doloranti» (L. Novarese, Pensieri, Edizioni CVS).
Prima del suo discorso, il Pontefice ha ascoltato il saluto del presidente della Uildm, Marco Rasconi, 37 anni, eletto lo scorso anno e anche lui affetto da distrofia, che ha lanciato una sorta di appello a nome di tutti i malati: «Siamo persone normali, vogliamo essere prima di tutto noi stessi».
Francesco si è rivolto ai volontari lodandone il ruolo e il lavoro che svolgono quotidianamente: «Voi siete chiamati ad essere una “palestra” di vita, soprattutto per i giovani, contribuendo a educarli a una cultura di solidarietà e di accoglienza, aperta ai bisogni delle persone più fragili». Bergoglio ha proseguito sottolineando l’importanza della presenza al fianco delle persone ammalate che garantisce un’assistenza amichevole oltre che a preziosi servizi in ambito medico e sociale: «Oltre agli aiuti concreti per affrontare la vita quotidiana, come il trasporto, la fisioterapia, l’assistenza domiciliare, sono importanti il calore umano, il dialogo fraterno, la tenerezza con cui vi dedicate agli utenti delle vostre strutture. La riabilitazione fisica può e deve essere accompagnata dalla riabilitazione spirituale, fatta anzitutto di gesti di prossimità, per lottare non soltanto contro il dolore fisico, ma anche contro la sofferenza morale dell’abbandono o dell’isolamento».
Allora «è importante l’aiuto che si offre, ma ancora di più lo è il cuore con cui lo si offre», ha concluso il Santo Padre.

Pubblicato il 4 giugno 2018

 

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