Alberto Ayala

 

Alberto Ayala è nato l’8 febbraio 1940 da una buona famiglia della borghesia napoletana, ultimo di tre fratelli.

All’età  di quattordici mesi perde la mamma, ancora molto giovane. I tre ragazzi, allora, sono accolti dalla nonna materna a Catania, ma dopo poco tempo, ritornano a Napoli e Alberto è mandato in un Istituto di Suore Francescane Missionarie di Maria.

All’età  di otto anni cade dall’altalena da lui costruita giocando con gli amici, e diventa paraplegico. Da quel 3 aprile del 1948 inizia la sua vita di giovane handicappato.

 

L’incontro con Diana

All’età  di vent’anni, ospite dell’Istituto di riabilitazione di Ostia, incontra una caposala che si interessa a lui, che ancora soffriva della mancanza della presenza dei familiari. La necessità , il grande bisogno di affetto fece sì che la caposala, Diana, gli stia vicino per evitargli ogni disagio di solitudine.

Diana trascorre tutti i momenti liberi dal suo lavoro con Alberto anche quando viene trasferito prima a Pozzuoli, poi a Torre del Greco. Diana, come l’angelo custode, nei momenti liberi si reca a Torre oltre che per vedere il suo “fidanzato” anche per prestargli tutte le cure necessarie.

Non sono mancati contrasti per questa unione che non veniva vista di buon occhio, ma ciò non fa indietreggiare minimamente la coppia e il 1 maggio del 1965 si sposano andando a vivere nella loro prima casa.

 

L’incontro con monsignor Luigi Novarese e la nascita del CVS di Napoli

Nel settembre 1965 va a Re e lo shock è grande. Alberto aveva esperienza di vita cristiana, ma di Esercizi non ne aveva mai sentito parlare. La prima conoscenza con Luigi Novarese è determinante. Alberto è molto colpito e sorpreso nel sentire dalla voce tonante di Monsignore che gli impediti erano dei “lavativi”.

Tornato a Napoli, Alberto decide di dare vita al CVS nella Diocesi di Napoli.

L’ansia dell’apostolato, la necessità  e la consapevolezza di non sprecare la sofferenza di coloro che il Signore gli aveva messo accanto, sono state le sue “idee fisse”. Pian piano il numero dei partecipanti aumenta e cominciano a formarsi i primi gruppi, ad organizzarsi le prime giornate diocesane di cui Alberto era sempre l’ideatore. La sua costante preoccupazione era “l’altro” a cui dedicava il suo tempo affinché potesse diventare autonomo, accettarsi per dare il meglio di sé.

Nascono così i laboratori femminili, la convivenza estiva, ed è sempre lui il più entusiasta, il più attivo, il più disponibile.

 

Un’amicizia profonda

Un suo grande amico, don Giovan Giuseppe Torre, sacerdote dei Silenziosi Operai della Croce, ricorda così Alberto: “L’ho conosciuto nel 1960, in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes. Conoscenza che con il tempo doveva trasformarsi in amicizia profonda. Mi colpì molto il suo modo aperto e schietto, il suo presentarsi semplice ed amichevole, il suo non dare peso al terribile incidente che aveva segnato profondamente tutta la sua vita, costringendolo su una carrozzina.

Non ricordo come Alberto sia entrato in contatto con i Volontari della Sofferenza. So che dal suo primo viaggio a Re, nel 1965, tornò entusiasta e trascinatore come suo solito. Quanto aveva scoperto e vissuto a Re aveva inciso troppo profondamente nel suo spirito perché potesse tacere.

La prima occasione utile che gli si presentò fu l’abituale gita che, nelle festività  di Pasqua, veniva organizzata dalla parrocchia. Dopo la celebrazione della Santa Messa, Alberto chiese di poter parlare del Centro Volontari della Sofferenza per comunicare ai suoi amici questa esperienza di vita che tanto lo aveva coinvolto. Il suo dire era certo affascinante, ma l’Associazione si presentava con un nome decisamente poco invitante. Personalmente preferii altre cose all’ascolto di Alberto, che me ne fece subito dopo rimostranza.

Per riparare, detti la disponibilità  mia e dell’auto per un successivo incontro. Non ricordo granché della giornata; ricordo però il calore e la convinzione con cui Alberto parlò del Centro prima a Prata di Principato Ultra e poi durante la visita al Santuario della Madonna del Carpinello da Padre Arturo d’Onofrio. Ormai il Centro di Napoli si stava formando e stava prendendo vita. Per la fine di giugno – primi di luglio del 1966, vi fu un incontro, forse il primo nella storia del CVS di Napoli, a Cappella Cangiani, presso la Villa Sant’Ignazio dei padri Gesuiti.

Ai primi di settembre Alberto mi chiede di Andare a Re per gli Esercizi Spirituali. Quanto poi sia stato importante per la mia vita quel sì detto ad Alberto lo sa il Signore ed ora anche Alberto. Quanto sia costato ad Alberto quel primo Corso di Esercizi lo si è potuto intuire, ma lo sa il Signore. Tutto funzionò benissimo dal punto di vista organizzativo. Alberto ebbe però molto da soffrire per prese di posizioni, atteggiamenti, contestazioni da parte di chi non aveva compreso che cosa fossero gli Esercizi, lo spirito con cui bisognava essere a Re e gli ideali del Centro.

A Re fummo accolti da mons. Novarese che seguì tutto lo svolgersi del nostro corso. Le sofferenze e le difficoltà  per Alberto non ebbero però termine con il ritorno a Napoli. Ma nessuna difficoltà  poteva scoraggiare Alberto forte anche delle direttive avute con tanto fervore e precisione da mons. Novarese e il Suo impegno apostolico crebbe con il crescere delle incomprensioni e nonostante divisioni e dolorosi distacchi. A Napoli era tornato un apostolo veramente infuocato”.

 

Il ricordo di Giovanni Paolo II

Il 17 giugno 1995, in occasione dell’Udienza concessa al Centro Volontari della Sofferenza di Napoli per il suo trentesimo di Apostolato (1965-1995) iniziato a Napoli proprio da Alberto, il Santo Padre ha detto: “Vi accolgo volentieri quest’oggi in occasione del 30° anniversario dell’Apostolato del Centro Volontari della Sofferenza di Napoli… A voi è tanto caro questo motto: “L’ammalato per mezzo dell’ammalato con la collaborazione del fratello sano”. Si tratta di un programma di vita e di attività  apostolica che si realizza nell’esperienza concreta dei numerosi aderenti al vostro Sodalizio. Esso risalta con singolare forza nell’esperienza umana e spirituale dell’iniziatore del vostro “Centro” di Napoli, Alberto Ayala, il quale dal suo letto di dolore è stato a lungo l’instancabile animatore delle svariate attività  associative del vostro gruppo. La sua generosità , il suo coraggio, la sua profonda fede, ancora oggi sono di stimolo a voi tutti che, spinti dal suo esempio, desiderate proseguire l’opera…

Proseguite generosamente su tale via, facendo tesoro degli insegnamenti del vostro Fondatore Luigi Novarese e seguendo gli esempi lasciati dall’iniziatore del vostro “Centro” Alberto Ayala, come pure di tanti altri amici, che hanno fatto della loro vita una continua offerta gradita a Dio in spirituale unione al Crocifisso”.

 

Il ricordo di Sorella Elvira Myriam Psorulla

Così lo ricorda sorella Elvira, fondatrice con monsignor Novarese del CVS: “Immobile nel suo letto di dolore egli ha continuato a dirigere tutto l’apostolato di Napoli, consapevole che “dalla croce ogni bene, è vero albero fruttuoso”, come ripeteva più volte il Padre Fondatore mons. Novarese. Alberto credeva al valore della Croce e su questa egli ha imperniato il suo apostolato, che è apostolato della Vergine Santa”.

 

La morte

Nell’ultimo anno, la sua salute è andata peggiorando per cui è stato necessario il ricovero più volte in clinica; anche in questi momenti il suo primo pensiero era il “Centro” e se qualcuno per caso gli diceva di non preoccuparsi dell’Associazione, la sua pronta risposta era: “Sono qui proprio per questo”, significando ancora una volta che le sue ulteriori sofferenze erano accettate e offerte per tutta la famiglia dell’Opera.

Nel settembre del 1992 ha realizzato un suo grande desiderio: ritornare dopo circa dieci anni a fare gli Esercizi spirituali a Valleluogo, comunità  che gli era particolarmente cara.

L’anno dopo, il 21 dicembre 1993, Alberto raggiunge la Casa del Padre.

“L’ultimo volto di Alberto – racconta la moglie Diana – è per me indimenticabile: sempre dolce, livido, grosse gocce di sudore, uno sguardo profondo alla Madonnina, il segno della croce e mentre l’asciugavo senza pensare alla morte, si è addormentato con una dolcezza come il primo giorno che l’ho conosciuto”.

 

Per approfondire

La testimonianza su Alberto (1940-1993) è già  stata scritta da chi gli è stato amico e collaboratore e sta raccolta in un prezioso fascicolo dal titolo significativo: Fino all’esaurimento totale, edito dal CVS di Napoli.

 
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