Respiro ma non vivo più

 

5 maggio 2019: un’altra terribile notizia appare nelle agenzie e nelle prime pagine dei quotidiani. Un ragazza olandese, Noa Pothoven, di appena 17 anni sceglie di essere sottoposta ad eutanasia in quanto il vivere è diventato per lei un peso eccessivo, gravoso, non più sopportabile.
Nei Paesi Bassi, la pratica dell’eutanasia è legale e può essere richiesta dal compimento dei 12 anni in su. Però una domanda sorge spontanea: possibile che nessuno si sia preso cura di questa giovane vita così dolorante, così delusa dal mondo circostante, così sofferente? Come mai questa latitanza? Non vi erano familiari, amici?
Possibile che l’unico mezzo di comunicazione a disposizione di questa ragazza erano soltanto i social?
E così ciò che rimane sono solo parole agghiaccianti, fredde, che mettono i brividi e fanno sentire impotenti. Parole vergate su Instagram un triste ultimo post dove si legge: “Ho pensato a lungo se lo avrei dovuto condividere qui, ma alla fine ho scelto di farlo… Vado dritta al punto: entro massimo 10 giorni morirò.
Dopo anni di lotte, la lotta è finita. Ho smesso di mangiare e di bere e dopo difficili confronti è stato deciso che potrò morire perché la mia sofferenza è insopportabile…
E’ finita, non ero viva da troppo tempo, sopravvivevo e ora non faccio più neanche quello. Respiro ancora, ma non sono più viva”.
Parole, pensieri tremendi, intrisi di dolore, di una ragazza di appena 17 anni vittima di una depressione incoercibile, feroce, indomabile, scaturita da due infami episodi di violenza sessuale uno subito a 11 anni a l’altro a 14. Due traumi profondi, due profondi tagli nell’anima dai quali la ragazza non si è più ripresa iniziando ad allontanarsi dalla vita pur essendo in buone condizioni di salute fisica. Una bellissima ragazza alla quale il mondo e la vita hanno voltato le spalle e le assurde leggi di chi si crede di poter gestire vita e morte hanno fatto il resto lasciando un vuoto che solo una morte assurda sa lasciare.
Ma, è inevitabile ripetere: dove erano le persone care al momento delle violenze? Nessuno si è accorto di niente o, peggio, è passato oltre quel dolore muto e rassegnato?

Pubblicato il 5 giugno 2019

 

1 Commento

  1. di Felice 06/06/2019  6:53 Rispondi

    Come al solito i media prima di dare le notizie dovrebbero almeno verificarle. Ora pare che questa povera ragazza non si sia sottoposta ad un'eutanasia vera e propria ma si sia lasciata andare, evitando di nutrirsi e di bere. Ovvio che cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia. Infatti, come ha sottolineato Papa Francesco, è sempre necessario mettersi al fianco di chi soffre, prendersi cura dell'altro. Si continua a non capire come mai questa ragazza non sia stata aiutata da nessuno.... quindi che sia andata in cielo per eutanasia o per scelta propria di lasciarsi morire di fame e di sete, resta il fatto che in questa storia non c'è proprio spazio per parole come amore, ascolto, vicinanza, accoglienza... è tutto veramente molto, molto triste....

Rispondi a Felice Annulla risposta

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

 
5xmille