Novarese e don Bosco per la festa del Trompone

 

Cinque giorni di festa al Santuario del Trompone dal 9 al 13 aprile per celebrare, come ogni anno, l’apparizione della Beata Vergine, avvenuta la prima domenica dopo Pasqua del 1562, a una donna ricurva e ammalata proveniente da Cigliano, Domenica Millianotto, guarita miracolosamente dalla Madonna.
Domenica 12 il giornalista Mauro Anselmo, biografo del Beato Luigi Novarese, terrà un incontro dal titolo “Testimoni di gioia e speranza del territorio piemontese” e metterà a confronto le figure del fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e di San Giovanni Bosco, di cui quest’anno si ricorrono i duecento anni dalla nascita.
Due sacerdoti, nati nella campagna piemontese a cento anni di distanza (nel 1815 il fondatore dei Salesiani, nel 1914 Luigi Novarese), che hanno dedicato la vita a Dio e ai più deboli. Entrambi orfani di padre in giovanissima età, entrambi educati dalle mamme (Margherita Occhiena e Teresa Sassone) all’amore di Dio e alla condivisione di valori forti come il lavoro, l’impegno, il sacrificio. Uomini di fede che vivono in secoli diversi ma la cui vocazione religiosa spinge a intraprendere imprese simili.
E’ a don Bosco che il piccolo Luigino, affetto da una grave forma di tubercolosi ossea, malattia per la quale i medici a quel tempo non davano speranza, si affida per guarire. Scrive infatti una lettera a don Filippo Rinaldi, il terzo successore di don Bosco, per pregare il fondatore dei Salesiani e l’Ausiliatrice per la sua guarigione.
Nella Torino sabauda che a partire dal 1850 si avvia a diventare una città industriale, don Bosco affianca all’Oratorio i primi laboratori di calzoleria, falegnameria e legatoria per i giovani in condizioni disagiate. Nell’Italia del dopoguerra, il 7 ottobre 1954, Novarese inaugura a Re, all’ospizio Barbieri, il primo laboratorio di maglieria per ragazze disabili, richiamando l’attenzione della società sulla necessità di combattere la loro condizione di emarginazione.
Nel 1862, quando decide di costruire a Torino la Basilica intitolata a Maria Ausiliatrice, don Bosco scrive nelle “Memorie biografiche” di non avere un soldo e di affidarsi al Signore. Nel 1952, quando Novarese progetta la costruzione della Casa Cuore Immacolato di Maria a Re, ha soltanto a disposizione le 9200 lire offerte dagli ammalati e affida il progetto alla mamma del Signore.
Due sacerdoti che legano i loro nomi a grandi imprese nell’educazione dei giovani e nell’assistenza agli ammalati. Due figli della Chiesa uniti da un impegno comune: il Vangelo e l’amore per la Madonna.

Pubblicato il 9 aprile 2015

 

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