Portiamo “La nostra storia” in missione

 

Attori? Cantanti? No. Semplici missionari per una nuova evangelizzazione a partire dal carisma del beato Luigi Novarese ed in piena fedeltà al suo messaggio.

Non recitazione, ma testimonianza prima di tutto.
Questo è il forte richiamo che parte proprio dalla casa madre in Italia di altri missionari, i Monfortani, a Bergamo, lo scorso 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione.
Da graditi ospiti attesi ad “un grande regalo” per gli stessi padroni di casa come dice il loro Padre nel ringraziarci alla fine dell’esibizione. “Oggi i nostri beati in cielo, San Luigi da Monfort e Luigi Novarese, uniti nella profonda dedizione Mariana hanno fatto festa insieme, e noi con loro”.
Un percorso, quello dello spettacolo “La Nostra Storia” che, in controtendenza rispetto ad altre esperienze, cresce e si arricchisce ad ogni tappa di protagonisti e contenuti.
Quattro CVS insieme: Torino, Vercelli, Aosta e Bergamo. 47 i protagonisti sul palco e circa duecento tra il pubblico, a vivere con lo stesso trasporto emotivo, ad applaudire le tappe della vita e delle opere del nostro beato Luigi Novarese. Una festa che arriva a dissolvere e sfumare la distinzione tra attori e spettatori, quando si è pregato recitando insieme la nostra adesione associativa, quando più di qualcuno tra il pubblico è salito sul palco per i canti finali e vivere un momento di allegria insieme (raro purtroppo per molti di loro).
Un pubblico sempre attento che uscito dal teatro rifletterà concretamente su come mettere in pratica almeno qualcosa degli insegnamenti del Beato, perché un’immagine, un suono, una frase, un canto avrà fatto scattare qualcosa in lui.
La formula? Un messaggio ed un progetto concreto, chiaro e lineare portato avanti da un’unica regia determinata, esercitata di volta in volta con flessibilità e spirito di adattamento. Non ci sono gerarchie, nessun ruolo fisso “d’ufficio”, perché la formula di questo Teatro è aperta, davvero, a tutti: per una persona che all’edizione successiva non può purtroppo partecipare, un’altra è pronta a prenderne non il “posto” ma il “testimone” come in una staffetta.
Non c’è desiderio di gloria o di fama, ma la volontà di trasmettere un messaggio e tanto amore. E prima ancora “essere” noi stessi quel messaggio, con la propria scelta di vita.
Il nostro mandato? Sono le parole dell’arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, nella sintesi finale del suo libro dal titolo appunto “La nuova Evangelizzazione. Una sfida per uscire dall’indifferenza”.
In quelle pagine esprime “…l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio soprattutto in un momento ed un contesto in cui la secolarizzazione ha lasciato pesanti tracce… Lo stesso Vangelo di sempre…. annunciato con nuovo entusiasmo, nuovi linguaggi, nuove metodologie…”.
Significa intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore (nel nostro caso secondo il carisma di Beato Novarese). “La grazia della missione ha sempre bisogno di nuovi evangelizzatori capaci di accoglierla, perché l’annuncio salvifico della Parola di Dio non venga mai meno (e questi evangelisti possono essere i nostri civuessini anche nel ruolo di attori e cantanti )… per convincere l’uomo contemporaneo, spesso distratto ed insensibile.
La nuova evangelizzazione dovrà farsi carico di trovare vie per rendere maggiormente efficace l’annuncio della salvezza. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che attraverso una fede illuminata e vissuto rendano Dio CREDIBILE in questo mondo. La nuova evangelizzazione riparte dalla credibilità del nostro vivere da credenti e della convinzione che la grazia agisce e trasforma fino al punto di convertire il cuore”.
E chi può essere più credibile di nostri ammalati e sofferenti?
Sarà anche vero che ammalati e sofferenti sono meno soggetti alle lusinghe del materialismo, del vivere l’attimo, ad inseguire la frenesia quotidiana. Dove sbaglia chi nella società non conoscendoci dà un giudizio affrettato è che la ricerca di spiritualità, del senso della vita che li vede protagonisti non è un rifugio, una scorciatoia, ma un tesoro alla portata di tutti gli uomini.
Sta a noi testimoniarlo insieme a loro, come missionari quindi.
Intanto l’obiettivo immediato è che tutti i civuessini d’Italia possano presto essere protagonisti con noi sul palco per portare in modo nuovo e fresco in tutte le Diocesi, in tutte le Chiese il messaggio di beato Luigi Novarese.
(Massimo Bucciol)

Pubblicato il 12 dicembre 2016

 

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