Il Beato Novarese parla di una Eucaristia vissuta. Vivere come “ostie offerte” significa trasformare l’intera esistenza in un sacrificio vivente, diventando noi stessi quel pane spezzato di cui il mondo ha fame. È il passaggio dalla preghiera come momento isolato alla vita che si fa preghiera. Come l’ostia sull’altare è bianca, semplice e priva di difese, così l’anima che si offre a Dio rinuncia alle proprie resistenze. Non si appartiene più, ma si consegna totalmente a Lui perché Egli possa disporne per il bene di tutti. Spezzati per amore, ricordando il comando di Gesù: fate questo in memoria di me. Si tratta non solo di parole che ascoltiamo nella liturgia ma di un invito esistenziale.

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