Una domanda vertiginosa, quella del Beato Novarese; rivela un’intuizione profonda che ribalta la percezione comune del dolore. Solitamente pensiamo alla sofferenza come a qualcosa che chiude, che restringe il campo visivo al proprio io ferito. Eppure la sofferenza è una “rottura dei sigilli”: quando l’involucro dell’abitudine e del benessere si spezza, si schiudono dimensioni che prima erano invisibili. Soprattutto la visione dell’essenziale.

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