Ecco la descrizione più tenera e “umana” della grazia: un Dio che si fa ritmo. Quando la missione o il semplice vivere, diventa un peso grigio e privo di bellezza, cadiamo nella tentazione di sentirci dei disertori o dei falliti. Ma è proprio in quel “vuoto di sentire” che la presenza di Gesù si fa più discreta e costante, utilizzando la pedagogia del passo. Gesù non corre avanti aspettando che noi lo raggiungiamo, né ci spinge da dietro come un padrone severo. Egli utilizza “il passo del compagno”, come con i discepoli di Emmaus. Non ci chiede falcate da giganti quando siamo sfiniti, ma santifica il nostro piccolo, incerto procedere.

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