Con Cristo il nostro “uomo vecchio” (quella parte di noi legata all’orgoglio, all’autosufficienza e alla chiusura) viene inchiodato al legno. E così la nostra sofferenza smette di essere un vicolo cieco e diventa un atto di amore.

In lui “siamo morti”. Per far nascere qualcosa di nuovo, deve esserci un compimento di ciò che è vecchio. Accettiamo di perdere qualcosa per accogliere qualcosa di più grande.

In lui “siamo risorti”. La risurrezione è una qualità di vita che inizia oggi. Per questo siamo nuove creature.

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