Siamo la “carne” di Gesù oggi: se Lui è in noi, allora il nostro soffrire, il nostro consolare e il nostro camminare sono i suoi. Dire che “continuiamo la redenzione” non significa aggiungere qualcosa al sacrificio di Cristo, perfetto e compiuto, ma permettere a quel sacrificio di incarnarsi nel qui e ora, attraverso le nostre mani, il nostro dolore e la nostra presenza.
Consideriamo la Redenzione come opera aperta: attraverso i secoli, ogni atto d’amore silenzioso, ogni croce portata con dignità, ogni sguardo di “muta accettazione” è un frammento di Redenzione che si attualizza.
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