MENTE “SANA” IN CORPO “MALATO”

 

Incontrando gli atleti del Comitato Italiano Paralimpico, il Papa ha ricordato loro il profondo significato che lo sport ha in sé, in realtà molto dimenticato a favore di uno sport violento, competitivo e spettacolare, che tende a trasformare gli atleti in divi e le loro compagne e mogli in modelle.
Nella prospettiva cristiana lo sport ha la vocazione ad essere “una palestra nella quale allenarvi quotidianamente al rispetto di voi stessi e degli altri, una palestra che vi dia l’occasione di conoscere persone e ambienti nuovi e vi aiuti a sentirvi parte attiva della società” (Discorso del santo Padre, 4 ottobre 2014).
Papa Francesco ha insistito sul compito dello sport: “Lo sport promuove contatti e relazioni con persone che provengono da culture e ambienti diversi, ci abitua a vivere accogliendo le differenze, a fare di esse un’occasione preziosa di reciproco arricchimento e scoperta. Soprattutto, lo sport diventa un’occasione preziosa per riconoscersi come fratelli e sorelle in cammino, per favorire la cultura dell’inclusione e respingere la cultura dello scarto”.
L’incontro con il Santo Padre è avvenuto nell’ambito dell’appuntamento “Believe to be alive” (Credere per vivere). Se la vita non è solo successione di tempo e di avvenimenti ma è soprattutto significato, l’esperienza della ricerca del significato in ogni situazione esistenziale è determinante per non abbandonarsi alle circostanze senza disciplina, o regole, o scelte valoriali, o fede. Queste realtà, che per molti sono accessorie, in realtà sono decisive per dare significato alla propria esistenza.
Dopo aver ricordato che ognuno “porta le conquiste, i traguardi raggiunti con tanta fatica”, il Papa afferma anche la preziosità di “quanto sia importante vivere queste gioie e queste fatiche nell’incontro con gli altri, e poter condividere la propria corsa”.
La competizione, così, si trasforma in “sano agonismo” e “in un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che vivono situazioni analoghe, un invito ad impegnare tutte le energie per fare cose belle insieme, superando le barriere che possiamo incontrare intorno a noi, e prima di tutto quelle che ci sono dentro di noi”.
Si è malati, molte volte, non nel corpo ma nello spirito, quando ci si convince che la felicità dipenda dal successo, dai beni materiali, dall’eccellenza dei propri risultati e non invece dalla “fiducia e dalla solidarietà”, dal coraggio di contribuire a creare “un mondo senza esclusi”. (Angela Petitti)

Pubblicato il 10 ottobre 2014

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

 
5xmille