L’unica condizione per la valorizzazione del dolore è restare uniti a Gesù. Se nel dolore noi non svolgiamo la nostra funzione con Gesù, noi siamo dei falliti. La malattia, considerata di solito un male, in realtà non è così. Il vero male è il peccato […]. La vita del sofferente impostata in questa maniera diventa un apostolato. La perfetta consapevolezza della valorizzazione del dolore deve impegnarci ad essere degli strenui propagatori dei messaggi dell’Immacolata. E’ la Madonna che ha richiamato a valorizzare la penitenza, imposta da Dio all’umanità, lavoro e dolore […]. Gesù chiama alla valorizzazione del dolore per l’avvento del Regno di Dio, per la gloria del Padre, per il trionfo della Croce alla fine dei secoli, che sarà esaltazione di tutti i deboli, di tutti coloro che hanno avuto fame e sete di giustizia, esaltazione dei sofferenti, di quanti hanno creduto nel nome dolcissimo del Cristo […]. Questa vocazione così incompresa, temuta e magari disprezzata, entra nella storia dell’umanità ed incide sui suoi destini in diretta proporzione della sua valorizzazione e della sua estensione, come ha detto del resto Nostro Signore Gesù Cristo, “quando sarò sollevato da terra, trarrò tutto a me” […]. Il dolore però in quanto tale resta sempre un male, anche se trasfigurato dalla grazia; l’uomo rimane sempre inclinato verso il dolore; ciò che è cambiato è la sua intrinseca valorizzazione avuta dal momento in cui il Cristo ha assunto l’umanità ed è diventato in tutto simile a noi, fuorché nel peccato.