Da mercoledì 4 novembre, causa pandemia, l’udienza generale torna a tenersi nel Palazzo Apostolico. Al centro della riflessione di Francesco l’importanza di coltivare la vita interiore senza la quale, dice, diventiamo “uomini e donne in fuga sempre”.

Centrale è la preghiera nei momenti di preoccupazione: è un “abbandonarsi nelle mani del Padre”. La preghiera, infatti, “ci aiuta a ritrovare la giusta dimensione, nella relazione con Dio, nostro Padre, e con tutto il creato”, mentre noi esseri umani a volte “ci crediamo padroni di tutto, oppure al contrario perdiamo ogni stima di noi stessi”. Lo ha sottolineato il Papa che prosegue il ciclo di riflessioni sulla preghiera all’udienza generale che torna a tenersi nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, come ricorda Francesco all’inizio, invitando a rivolgere un pensiero agli ammalti e a chi li cura con dedizione e rischio per la vita.

Nella preghiera i problemi non ostacoli ma appelli di Dio

È a partire dalla vita stessa di Gesù che il Papa tratteggia nella catechesi alcune caratteristiche fondamentali della preghiera. La preghiera, infatti, è “il timone che guida la rotta di Gesù”. Prima di tutto, questa è “il primo desiderio della giornata”, “è anzitutto ascolto e incontro con Dio” tanto che – afferma il Papa – “un giorno vissuto senza preghiera rischia di trasformarsi in un’esperienza fastidiosa o noiosa” e quello che accade rischia di volgersi in un “mal sopportato” destino. Mentre nella preghiera i problemi di tutti i giorni non diventano ostacoli ma appelli di Dio stesso a ascoltare chi ci sta di fronte: Le prove della vita – ha detto Papa Francesco – si mutano così in occasioni per crescere nella fede e nella carità. Il cammino quotidiano, comprese le fatiche, acquista la prospettiva di una “vocazione”. La preghiera ha il potere di trasformare in bene ciò che nella vita sarebbe altrimenti una condanna; ha il potere di aprire un orizzonte grande alla mente e di allargare il cuore.

La preghiera è, poi, “da praticare con insistenza”. Gesù dice di “bussare” e educa a un tipo di preghiera non episodico ma a quella che diventa una disciplina perché “una preghiera perseverante produce una trasformazione progressiva, rende forti nei periodi di tribolazione, dona la grazia di essere sostenuti da Colui che ci ama e ci protegge sempre”.

Senza vita interiore, diventiamo ansiosi

Altra caratteristica è la solitudine per cui chi prega non evade dal mondo ma predilige i luoghi deserti. Nel silenzio, infatti, possono emergere tante voci che nascondiamo, i desideri più rimossi e le verità che magari “ci ostiniamo a soffocare”. Prosegue Papa Francesco:  E, soprattutto, nel silenzio parla Dio. Ogni persona ha bisogno di uno spazio per sé stessa, dove coltivare la propria vita interiore, dove le azioni ritrovano un senso. Senza vita interiore diventiamo superficiali, agitati, ansiosi – l’ansietà come ci fa male! Per questo dobbiamo andare alla preghiera; senza vita interiore sfuggiamo dalla realtà, e anche sfuggiamo da noi stessi, siamo uomini e donne in fuga sempre. 

Non il consenso ma la via che obbedisce al Padre

“Nella vita di Gesù c’è dunque un segreto, nascosto agli occhi umani, che rappresenta il fulcro di tutto”, rimarca il Papa ricordando come la preghiera di Gesù permetta di leggere nella giusta prospettiva la sua intera missione. Prima dell’alba o nella notte, nelle ore solitarie, Gesù infatti si immerge nella sua intimità con il Padre come ad esempio come quando a Cafarnao, che si trasforma in un “ospedale da campo,” Gesù guarisce i malati e poi prima dell’alba si ritira in un luogo solitario. E quando Simone e gli altri gli dicono che tutti lo cercano, Gesù risponde che deve andare a predicare negli altri villaggi: “Gesù – nota in proposito il Papa – è un po’ oltre, oltre nella preghiera con il Padre e oltre… in altri villaggi altri orizzonti per andare a predicare, altri popoli”. La preghiera, infine, è abbandonarsi nelle mani del Padre, come Gesù nell’orto degli ulivi: L’abbandono nelle mani del Padre. E’ bello quando noi stiamo agitati, un po’ preoccupati e lo Spirito Santo ci trasforma da dentro e ci porta a questo abbandono nelle mani del Padre: “Padre, si faccia la tua volontà”. È la preghiera, infatti, che guida la rotta di Gesù: a dettare le tappe della sua missione non è il consenso ma la via meno comoda che però obbedisce all’ispirazione del Padre che Gesù ascolta nella sua preghiera.

[Fonte: Vatican news]