“Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore”. Fil 3,8

Questo versetto, contenuto nella liturgia del giorno (prima lettura) ci conduce davanti all’essenziale del credente: conoscere Cristo profondamente e mettere tutto in prospettiva, in relazione e in coerenza con questa conoscenza.

È così che desideriamo ricordare don Janusz a un mese dalla sua morte: come un invito da parte sua a concentrarci su un cammino di interiorità con Cristo, principio, centro e fine di ogni cosa.

 

La morte non è niente. Sono solamente andato nella stanza accanto. Io sono io, voi siete voi. Quello che eravamo gli uni per gli altri lo siamo sempre. Datemi il nome che mi avete sempre dato. Parlate con me come avete sempre fatto. Non adoperate un tono diverso. Non abbiate un’aria triste e solenne, continuate a ridere di quello che ci faceva ridere insieme. Che il mio nome sia pronunciato come lo è sempre stato, senza enfasi di alcun tipo, e senza traccia d’ombra. La vita significa quello che ha sempre significato. E’ quella che è sempre stata, il filo non è tagliato. Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri? Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vita? Io vi aspetto, non sono lontano, semplicemente dall’altra parte del cammino. Vedete, tutto è bene.

 

[Charles Peguy, La stanza accanto]