GINEVRA / ERICE – Si è spento Antonino Zichichi, il “papà” del Gran Sasso e uno dei volti più celebri della scienza italiana nel mondo. Aveva dedicato la sua lunghissima vita a esplorare i segreti della materia, convinto che ogni scoperta scientifica non fosse altro che la lettura di un capitolo di un libro scritto da un Autore superiore.
Scienziato di fama internazionale, professore emerito all’Università di Bologna e colonna portante del CERN, Zichichi non è stato solo un instancabile ricercatore, ma anche il più fiero difensore del dialogo tra Scienza e Fede. In un’epoca di spesso sterile contrapposizione, lui sosteneva una tesi radicale e affascinante: non esiste alcun conflitto tra il laboratorio e l’altare.
La Scienza come “Dono del Creatore”
Per Zichichi, l’ateismo non era un traguardo della ragione, ma un “errore logico”. Ripeteva spesso che, se la scienza esiste, è proprio perché l’Universo è retto da leggi logiche e matematiche.
“La Scienza è lo studio di ciò che è stato fatto, non di chi lo ha fatto. Ma scoprire la complessità del Creato è l’unico modo per avvicinarsi alla mente di Dio.”

Non vedeva il caso nell’origine della vita o delle stelle. Per lui, l’armonia delle costanti fisiche era la prova tangibile di un Disegno Intelligente. Se le forze fondamentali della natura avessero avuto valori anche solo leggermente diversi, il mondo non sarebbe mai esistito. Questa precisione millimetrica era, per lui, la “firma” di Dio.
Il Metodo Galileiano e la Religione
Zichichi amava definirsi un discepolo di Galileo Galilei, che considerava il più grande esempio di come si potesse essere contemporaneamente un pioniere del metodo sperimentale e un uomo di fede profonda.
* La Logica: Per il fisico siciliano, la fede non era un sentimento irrazionale, ma un atto di umiltà intellettuale.
* La Creazione: Sosteneva che la scienza non potesse spiegare il “perché” ultimo delle cose, ma solo il “come”.
* La Cultura di Erice: Attraverso il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, ha trasformato la sua Erice in una capitale mondiale della pace, dove scienziati di ogni credo e nazione potevano dialogare senza pregiudizi.
Un’eredità oltre le formule
Mentre il mondo della fisica piange lo scienziato che ha contribuito alla scoperta dell’antimateria e alla costruzione dei laboratori sotterranei più grandi del mondo, i fedeli ricordano l’uomo che ha dato voce alla speranza.
Zichichi lascia un vuoto incolmabile, ma anche un messaggio chiaro: studiare la natura è un modo per onorare il suo Autore. Se n’è andato con la stessa curiosità con cui guardava attraverso i rilevatori di particelle, forse finalmente pronto a vedere, senza il filtro della matematica, quella “Bellezza Suprema” che ha cercato per tutta la vita tra i quark e i neutrini.