Trascurare il Rosario significherebbe privare il Volontario della Sofferenza del suo strumento di lavoro principale. Per Mons. Novarese, il Rosario non era una pratica facoltativa, ma l’asse portante di quella che lui chiamava “l’azione dei sofferenti”.
Il Rosario per un Volontario della Sofferenza non è una preghiera di consolazione passiva, ma un atto di resistenza spirituale e di costruzione attiva.
La malattia spesso chiude l’orizzonte sulle proprie pareti. Recitare la Corona significa aprire quelle pareti al mondo intero. Il Volontario prega per i peccatori, per il Papa, per i sacerdoti e per gli altri sofferenti, diventando un intercessore universale.


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