Seguendo l’itinerario pastorale di quest’anno 2026, La speranza della Pace, ne accompagniamo ogni giorno facendo qualche gesto che ci renda operatori di pace, e perciò beati.

Marzo 2026.
“Non pensare di essere un ramo senza fiori e frutti. Le anime che con il tuo dolore si salvano sono figlie tue, e questo per l’eternità”.

Queste parole sono un balsamo potente, cariche di una spiritualità profonda e di una compassione che trascende il visibile. Sembrano quasi  sussurrate dal Beato Novarese per ricordare che la fecondità non si misura solo con ciò che costruiamo materialmente.
Spesso giudichiamo la nostra vita in base ai successi tangibili, ma esiste anche il valore del sacrifico: il dolore, quando accolto o offerto per il bene altrui, non è mai vuoto. Diventa un seme.
Anche chi si sente arido o inutile sta, in realtà, generando vita in una dimensione diversa. Quelle “anime salvate” sono un lascito che non appassisce.
Se ci si sente come quel “ramo senza fiori”, è necessario ricordarsi che la linfa sta scorrendo dove l’occhio umano non può arrivare.