di Giovanna Montesarchio, CVS di Napoli

«Una presenza dove gli ammalati si recano per meglio apprendere». Con queste parole il Beato Luigi Novarese descriveva la casa di Re, intendendola come una vera palestra esistenziale e un luogo di esercizio dello spirito. Io, che porto nel cuore il calore di Napoli, ho avuto per due volte la grazia di vivere un’esperienza simile durante gli esercizi spirituali a Valleluogo. È un posto immerso nel verde, un’oasi dove è possibile ritrovare se stessi nel silenzio e nell’ascolto della Parola. Durante queste parentesi di pace, mi sono confrontata con gli amici del C.V.S. e ho fatto tesoro degli insegnamenti del nostro assistente spirituale, Don Lucio Lemmo. Sono stati giorni intensi, difficili da riassumere in poche righe, ma densi di suggestioni che ancora oggi illuminano il mio quotidiano.

Il silenzio

La prima di queste suggestioni riguarda il valore profondo del silenzio. Fare silenzio, infatti, è il modo migliore per tradurre il mistero di Dio. Le grandi parole della vita nascono proprio da qui e possono essere accolte soltanto quando mettiamo a tacere il rumore dei pensieri. Il silenzio non è affatto mutismo o chiusura in se stessi; al contrario, per chi crede, nasce dal desiderio autentico di ascoltare Dio e portarlo al centro della propria esistenza. Sul piano umano, chi sa ascoltare dimostra un’umiltà profonda: non esprime giudizi, ma accoglie la persona nella sua complessità, senza sentirsi superiore. Chi ascolta Dio, poi, è umile due volte, perché riconosce che soltanto Lui può riempire quel silenzio che spesso scaturisce dal vuoto interiore. Solo Lui è una «Presenza che salva» capace di farci dare il meglio di noi.

Santa Teresa di Gesù Bambino insegnava che, per fare veramente silenzio, occorre ritirarsi nella propria «celletta interiore» e permettere che Dio ci parli in un dialogo intimo. In questo modo, la Sua Parola diventa una luce che rischiara il cammino e ci indica come aprirci al mondo per «fare per carità nella verità». Chi partecipa agli esercizi spirituali comprende che la Parola è viva: essa trasforma i pensieri in atti concreti e ci cambia nel profondo. Andare a Valleluogo, dunque, non è un pretesto per una vacanza rilassante, ma significa frequentare una palestra dello spirito dove i muscoli dell’anima si tonificano. Lì è possibile vivere amicizie autentiche perché fondate sull’amore per Gesù, che rende prezioso persino il tempo della convivialità, trasformandolo in un’occasione di gioia condivisa e mai in chiasso sterile.

Ancora oggi, a distanza di mesi, custodisco i sorrisi e la gentilezza di sorella Giovanna e sorella Patrizia, insieme alle risate del dopocena. Ricordo i veterani che raccontavano l’esperienza degli inizi del C.V.S. e, sebbene abbia provato rammarico per non aver conosciuto il Centro da giovane, oggi so che Dio ha i Suoi tempi e nulla accade per caso. In quella parentesi di Valleluogo, la gratitudine verso il Signore si fa immensa: ci si rende conto che il nostro carisma è un tesoro da non sprecare, specialmente in un momento storico in cui molti cercano un «centro di gravità permanente» senza accorgersi che il Risorto cammina accanto a loro, proprio come accadde ai discepoli di Emmaus.

La speranza

Un secondo aspetto fondamentale su cui ho riflettuto a Valleluogo è la speranza. Spesso la si considera qualcosa di vago o un’illusione per giovani sognatori, mentre agli adulti spetterebbe il dovere del realismo. Grazie al C.V.S., ho capito quanto mi sbagliassi. Confrontandomi con persone che vivono situazioni faticose eppure non perdono il sorriso, mi è apparso chiaro che la speranza cristiana non è un’illusione, ma una certezza vissuta con estrema concretezza. San Paolo ci ricorda che «tutto concorre al bene per coloro che amano Dio», e chi crede sa che nessuno nasce per caso: i nostri nomi sono scritti nei Cieli. Anche quando siamo imprigionati in un corpo che soffre, la vita non è un’avventura senza scopo, ma un «santo viaggio» verso una meta comune.

Guardando al passato con un sorriso indulgente, capisco che il C.V.S. è una palestra di vita per chi vuole imparare a respirare con l’anima. Gli esercizi spirituali sono giorni santi, un dono dello Spirito che ci aiuta a comprendere che tutto è dono, anche ciò che umanamente fatichiamo ad accettare. Fare posto a Dio significa costruire la «casa sulla Roccia», restando forti nelle tempeste anche quando sembra che Gesù dorma a prua della barca. A questo proposito, risuonano con forza le parole di Jacques Brel sulle barche che tornano in porto lacerate ma più forti, pronte a spiegare le ali di giganti perché hanno un cuore a misura dell’Oceano; un cuore, cioè, pieno di Dio.

Accettare la malattia come opportunità di crescita non è facile, ma il C.V.S. ci dona la forza di condividere fragilità e paure. La nostra speranza non è infantile perché sappiamo che il Padre ci attende a braccia aperte. Dobbiamo crederci davvero, con la stessa convinzione di Chiara Corbella quando diceva che «siamo nati e non moriremo più», o di Chiara Luce Badano, per la quale la vera gioia consisteva nel fare la volontà di Dio nell’attimo presente. Tutto questo ci ricorda che Gesù non è un filantropo o un assistente sociale, ma il Figlio di Dio Risorto. Per essere credenti credibili, dobbiamo nutrire lo spirito, perché è lo spirito che vivifica e ci mantiene giovani nell’anima, poiché la speranza cristiana è piena di immortalità.

Vigilanza e prudenza

Infine, a Valleluogo abbiamo meditato sull’importanza della vigilanza e della prudenza. Questi due aspetti sono importanti sul piano umano ed essenziali sotto il profilo spirituale. Essere vigilanti non significa vivere con ansia, ma custodire con cura i rapporti e i doni ricevuti, senza lasciarseli scippare dalla superficialità. La prudenza, invece, ci insegna a trattare ogni cosa con delicatezza, consapevoli di essere solo custodi dei talenti che Dio ci ha affidato, a partire dal tempo. Questo tempo va usato per servire gli altri nel «qui ed ora», senza rimandare a domani, perché «il domani avrà già le sue inquietudini».

La forza per vivere tutto questo la attingiamo dall’Eucaristia, il sacramento che ci unisce come tralci alla vite. È nell’Eucaristia che impariamo a non scappare di fronte alle difficoltà e a morire a noi stessi per diventare dono, come il chicco di grano che cade in terra. L’esperienza dell’Adorazione Eucaristica a Valleluogo mi ha permesso di «abbronzarmi l’anima» davanti a Gesù, ricordandomi che essere cristiani significa fare comunità. Come dice San Carlo Acutis, «l’Eucaristia è l’autostrada per il Cielo».

La Madonna

Non potrei concludere le mie riflessioni senza parlare della Madonna. In quei cinque giorni meravigliosi ho sentito la Sua presenza in maniera concreta, quasi tangibile, specialmente durante la meditazione serale del Rosario. È bellissimo recitare insieme questa preghiera antica, il “Vangelo dei semplici”: mentre contemplavamo la vita di Gesù, sentivamo una corrente calda di affetto circolare tra noi. Per questo condivido ciò che dice il Montfort nel suo «Trattato della vera devozione a Maria»: lei è la strada più dritta, breve e sicura per arrivare al Cuore di Gesù. Mi rassicura sapere che noi del C.V.S. siamo consacrati al Suo Cuore Immacolato, certi che lei vegli su di noi coprendoci con il Suo manto.

Questa vicinanza spirituale si è manifestata con forza in un momento particolare, davanti a una Croce preparata da sorella Antonietta, dove era stato posto un calco in gesso della mano di Gesù. Dopo aver pregato in silenzio, ho messo la mia mano in quel calco. Ho avvertito una gioia profonda e, guardando il Crocifisso, ho rinnovato la mia promessa: «Signore, voglio stare con Te sempre. Nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore, finché morte non ci unisca». Quella sensazione mi accompagna ancora oggi: se chiudo gli occhi, la rivivo con la stessa forza e ripeto ogni giorno la mia appartenenza a Lui, accettando la Sua volontà anche quando non la comprendo.

Anche se la mia vita è segnata dall’immobilità e dal dolore, oggi mi sento felice di essere uno strumento nelle Sue mani. Non importa se sono uno «strumento sgangherato», perché Dio sa scrivere diritto anche su righe storte. Dal profondo del cuore, posso solo dire: «Gesù, io Ti amo. Grazie di tutto».