RICOMINCIARE L’ APOSTOLATO IN TUTTI I SETTORI CON L’ ENTUSIASMO DEI PRIMI ANNI.

di Giovanna Montesarchio, CVS di Napoli

Ho scelto questa affermazione del Beato Luigi Novarese mi sembra una provocazione per i tempi che viviamo, caratterizzati da un ateismo pratico che non offre più alla persona umana alcun appiglio per opporsi al malcostume dilagante. Ci illudiamo di essere liberi perché abbiamo messo Dio in soffitta, tra vecchi ricordi e foto sbiadite dal tempo. Ci illudiamo di essere liberi perché nessuno deve più dirci cosa è lecito e cosa no.

Di fatto, la nostra presunzione di indipendenza ci lascia scontenti e vagamente delusi. Perché il bisogno di trascendenza è insito nella natura umana ed è vero che “Quando il Cielo si svuota di Dio la terra si riempie di idoli”. Lo dimostrano i giovani, che corrono appresso all’ ultimo cantante o attore di moda e lo osannano perché hanno un bisogno disperato di modelli di riferimento. Oppure si riempiono di tatuaggi per rendersi visibili in una realtà frenetica che vede gli adulti sempre più indifferenti e distratti. Tante volte ci chiediamo sgomenti perché la violenza sia tanto aumentata. Forse però dovremmo fare un serio esame di coscienza, soprattutto noi che ci diciamo cristiani. Non per cadere in sterili sensi di colpa che ci avviliscono o per autogiustificarci frettolosamente dicendo: “Non possiamo farci nulla…ormai il mondo va’ così…”. No. Se le chiese sono vuote e la Parola di Dio sembra inefficace, chiediamoci con onestà e realismo cosa possiamo fare per migliorare la situazione. Chiediamoci se Cristo è ancora importante per noi, oppure andiamo in Chiesa spinti soltanto da un generico bisogno di rassicurazione.

Questo discorso vale per tutti i credenti, ma in special modo per chi sceglie di appartenere ad un gruppo o compie una scelta di particolare consacrazione.

Per noi del C.V. S. cosa significa veramente seguire il carisma del fondatore? Ci crediamo davvero, o partecipiamo agli incontri di gruppo e diocesani per avere qualcosa da fare?

Oggi, che il CVS, propone ancora di valorizzare la sofferenza attraverso la preghiera e l’ offerta quotidiana delle nostre croci, noi che ne facciamo parte abbiamo il coraggio di essere segni di contraddizione?

Spesso, quando partecipo alle giornate, mi accorgo che esiste il rischio concreto di “sederci” su un impegno ormai consolidato nel tempo. Forse perché l’ età media dei partecipanti si è alzata ed alla disabilità si sono aggiunti gli acciacchi …ma ho l’ impressione che per tanti l’ appartenenza al CVS sta diventando una abitudine che non si vuole interrompere…

Per fortuna però, c’è uno “zoccolo duro”, cioè un nucleo di persone più attive, che si preoccupano di organizzare i pomeriggi “giocosi e riflessivi” ed i momenti di condivisione e di confronto. Sono loro che credono veramente nel carisma del fondatore e ci aiutano a stare insieme con gioia.

Io personalmente faccio parte del CVS soltanto da 6 anni. Ma, da quello che ho potuto osservare, mi convinco sempre più che il movimento dovrebbe intensificare gli incontri, di zona e collettivi. Ma soprattutto si dovrebbe cercare un modo efficace per coinvolgere i giovani, che sono il nostro futuro.

Perché adesso non esistono più i “laboratori” in cui gli iscritti al CVS si incontravano per stare insieme in amicizia. Ci sono soltanto gli incontri di zona (a cui partecipano sempre gli stessi) e le giornate di fraternità. Il momento più bello è quello degli “esercizi spirituali”, come ho già detto. Perché in quella cornice ci si conosce davvero.

Perciò andrebbero intensificati.

Un altro motivo per cui non si riesce a ritrovare l’ entusiasmo e la gioia degli inizi, secondo me è dato dal fatto che il contesto sociale e culturale è profondamente cambiato rispetto agli anni 60. Allora la religione era profondamente vissuta e la Chiesa era un saldo punto di riferimento per tutti. Oggi la gente cerca altro…e forse noi credenti stiamo perdendo la forza per essere veramente positivi e propositivi. Anche noi ci stiamo “addormentando” su una fede fatta di abitudine. Eppure ho visto che, quando siamo riusciti a coinvolgere i giovani grazie ai gruppi Scout, l’ atmosfera è cambiata. Si respirava aria nuova e voglia di fare.

Perciò, a conclusione di questo lungo discorso, mi permetto di suggerire due punti (secondo me essenziali) perché il CVS ritrovi l’ entusiasmo e la gioia degli inizi.

1. Spiegare bene che gli appartenenti al CVS non sono persone che “cercano” la sofferenza, ma persone che amano la vita nonostante il dolore.

2. Sensibilizzare i parroci attraverso una azione capillare di apostolato nelle chiese

3. Utilizzare i social e tutti i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione per farci conoscere.

4. Creare una rubrica on line in cui si raccolgano suggerimenti e proposte.

Poiché non è possibile essere “nuovi” senza l’ aiuto dello Spirito Santo, bisogna intensificare i momenti di preghiera (personale e collettiva), magari anche on line.

In questo periodo stiamo facendo la “Novena al Beato Luigi Novarese”. Chiediamo a lui che ci aiuti a vivere il carisma CVS con il sorriso e che ci dia la forza di portarlo avanti con entusiasmo, senza dare niente per scontato.