La solenne donazione non può essere un reperto storico da archiviare o un semplice ricordo. Deve essere un fuoco acceso che brucia nel quotidiano di ogni ammalato, oggi come allora. Perché quella consacrazione non resti “lettera morta”, il CVS propone un cammino di attualizzazione costante che trasforma il documento in carne. D’altra parte il dono resta vivo solo se viene rinnovato. Il Volontario della Sofferenza non si è consacrato una volta per tutte in senso passivo, ma vive una consacrazione dinamica mediante una attenta cura della propria spiritualità, della propria preghiera e della propria missione.
La solenne donazione che gli infermi d’Italia hanno fatto di se stessi a Maria non deve restare lettera morta attraverso i secoli
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