Ogni domenica un versetto poetico. Per andare oltre il visibile. Perché le parole trasformano il mondo.
Acura di Maria Teresa Neato
Agostino d’Ippona. (Novembre 354 dopo Cristo, Tagaste – 28 agosto 430 dopo Cristo, a 75 anni, Ippona, Annaba, Algeria)
Filosofo, vescovo, teologo e santo cristiano, berbero con cittadinanza romana. Poeta nell’intimo, e nel proprio stile espressivo.
Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile”?
(S. Agostino – Discorsi, 241, 2)
Commento
Ieri, sabato 20 giugno, papa Leone, agostiniano, ha voluto venerare a Pavia le umane spoglie del Fondatore. Gesto che richiama l’indicibile: l’impronta unica e multiforme lasciata in lui da tale dottore della Chiesa. Instancabile ed inimitabile nella propria ricerca della Bellezza di Dio, che canta e proclama quella del Creatore, vibrante in ogni particella del Creato, e nella dignità in ogni Sua creatura. Iniziando da quelle più piccole, fragili… o disprezzate.


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