Con queste parole guida per l’anno 2025, il calendario CVS ci accompagna, mese per mese, a vivere la Speranza, come dono e come compito.
In un mondo dilaniato dall’odio e dalla violenza, fra uomo e uomo e fra stati e nazioni, è facile scoraggiarsi. Per questo, per rendere feconda la Speranza, noi del CVS la alimentiamo con le armi dell’amore che ci ha insegnato il beato Novarese: la cura della vita spirituale, la frequentazione assidua dei sacramenti, l’ascolto attento della Parola di Dio e la frequentazione autentica delle persone sofferenti.
Essi ci sono testimoni che la Speranza aumenta quando, nonostante una situazione difficile, con la grazia di Dio ci si rende abili a vivere da figli, nella luce.
“Se l’angoscia ti prende, se lì, attorno a te, si crea a poco a poco il vuoto, guarda alla Croce, e credi alla tua missione piena di frutti, e sentiti artefice, con Gesù, della pace che godono gli uomini di buona volontà”. E’ la frase di ottobre, suggerita dal Fondatore.
Quando il Beato Novarese affronta il tema della sofferenza quotidiana e della solitudine esistenziale, il beato Novarese offre anche una prospettiva di speranza e di scopo profondo. In questo testo la fa attraverso tre passaggi chiave:
il riconoscimento dell’esperienza umana: la frase parte da una condizione universale, l’angoscia e il sentirsi soli o incompresi (“si crea a poco a poco il vuoto”). Non ignora la fatica del dolore, ma la riconosce come parte del percorso.
Il ribaltamento del significato (“Guarda alla Croce”): nella visione cristiana, la Croce smette di essere solo simbolo di sconfitta o sofferenza passiva e diventa strumento di redenzione. Lo sguardo verso di essa invita a trasformare la prova personale in un atto carico di senso.
Da vittima ad “artefice: la svolta risiede nell’invito a non subire passivamente le difficoltà, ma a sentirsi co-protagonisti (“artefice, con Gesù”). La propria sofferenza o impegno quotidiano acquista un valore generativo (“piena di frutti”) che contribuisce anche alla pace degli altri.
È un pensiero che parla al bisogno umano di dare un senso al dolore, trasformando il senso di isolamento in un’occasione di responsabilità e di impatto positivo per il mondo.


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