Ogni domenica un versetto poetico. Per andare oltre il visibile. Perché le parole trasformano il mondo.
A cura di Maria Teresa Neato
L’8° centenario del Transito di san Francesco… val bene la condivisione del Canto che ne fece Alda Merini (1931-2009), poetessa ormai ben nota “a casa nostra”.
La sua raccolta del 2007, intitolata “Francesco, Canto di una creatura”, risulta tra le più belle poesie dedicate al nostro Santo da una autrice dei nostri tempi.
Esse sono viscerali e dense d’amore, come testimonia il frammento qui dedicato al lebbrosi. E così lei stessa presenta Francesco, prima dei suoi versi: “Si dice che i santi siano dei folli, ma il rifiuto della ragione in nome della fede può essere molto rischioso. Nella ragione c’è il dubbio e il tormento debbio, ma nella fede c’è l’abbandono totale all’inconoscibile e al nostro io migliore. San Francesco salta a piè pari tutte le asperità che l’uomo incontra nel suo cammino e ne fa delle dolcezze. Ogni cosa impura lo purifica con la sua lingua e il suo appetito di Dio. Francesco è un affamato di Dio, ha fame della beatitudine. Questa beatitudine noi la conosciamo bene, ma ne abbiamo paura, perché dovremmo rifiutare tutte le ricchezze del nostro tristissimo momento. La nostra anima è sempre triste, fino alla morte, perché l’uomo ha paura, ha paura di credere. La vita di Francesco è un tripudio di fiori, di uccelli, di incantesimi: è come un bambino che scopre la vita per la prima volta. Scoprire la vita è come tornare fanciulli, è come tornare buoni, è come incarnarsi nella virtù del Signore. Ed ecco l’incarnazione di Francesco nel volto divino. Francesco diviene una lacrima rovente sul volto di Dio che patisce e sarà il refrigerio della sua morte. Vuole consolare il suo Signore: egli stesso diventa povero per essere signore della grande poesia che è l’universo”.
Ecco Francesco che parla e racconta:
1
Chi ha detto, amico e fratello,
che devi morire fra mille tormenti?
Sai che il tormento è una voce?
Sai che il dolore canta?
Io mi sono chinato sopra di te,
ho lavato le tue piaghe
e ho scoperto la musica,
la musica del dolore.
E te l’ho anche detto,
e tu mi hai guardato
come si guarda un pazzo.
Non hai creduto che tu,
nascosto nell’immondizia,
potessi darmi fremiti d’amore.
2
Io non potrei dire a nessuno
come mai mi hanno rivestito di bianco:
Ho dovuto donare le mie vesti
con mani tremanti.
Ero nudo e colpevole,
ma non è questo il miracolo:
è che improvvisamente un angelo
mi ha rivestito di sacco
e questa tunica era luminosa.
Nessuno ha visto che, pur piena di rattoppi,
era una veste angelica.
3
Così, come Paolo di Tarso.
Sono stato disarcionato,
sono stato buttato per terra,
e miracolosamente mi sono rialzato nudo.
Allora ogni elemento terreno
Ha assunto uno splendore senza pari.
Ho visto il significato dell’acqua,
il perché senza colpa
del filo d’erba
che brucia sotto il sole.
Ho capito il piacere di un piede nudo
che divora la terra piena di asperità
e che queste spine le sente
come le spine di Dio.
Giorno per giorno
ho vissuto il calvario,
e la mia pazzia ha entusiasmato molti.
4
Io Francesco,
sono diventato il giullare di dio,
ma il mio remoto cavallo,
quello che mi è morto a lato,
l’ho sempre sognato:
era una bestia piena di paura,
era il mio corpo.
L’ho lasciato morire
all’ angolo delle strade,
e solo allora ho sentito
l’ignobile puzzo dei miei vizi,
della mia violenza.
Sono diventato il vertice della carità
perché Dio un giorno
immeritatamente
si è chinato su di me
e mi ha baciato le mani.
5
Consolare me
che ero reprobo
è stato così disarmante
che ho subito seguito
la sua volontà.
Dio mi ha consolato
dei miei peccati
e allora tutto,
perfezione su perfezione,
insetto e grosso mammifero,
qualsiasi cosa se pur piccola,
è entrata nell’alba della mia fede.
Sono diventato piccolo come una formica
e grande come la voce di Dio.
Ho dormito sulla terra
vicino ai rettili
e la morte non mi ha più toccato.
6
Ma Dio mi ha messo in mano
una cetra.


Dopo tutte le ingiustizie e le angosce che la vita produce, Dio mi da una cetra, non una spada, e allora resta la sublimazjone in questo gesto che riempie la vita solo di vero e sincero Amore.
Grazie San Francesco del bell’esempio che ci hai dato nello spogliarci delle nostre sicurezze terrene e rivestirci dell’amore e della pace di Dio.
Aiutaci a fidarci completamente di Dio.
Solo Dio basta ! Grazie