Ogni domenica un versetto poetico. Per andare oltre il visibile. Perché le parole trasformano il mondo.
A cura di Maria Teresa Neato
Don Luigi Sturzo (Caltagirone, 26 novembre 1871 – Roma, 8 agosto 1959) è stato un presbitero e politico italiano.
Senatore a vita della Repubblica Italiana. Titolo di studio: baccellierato in teologia. Oltre che politico, fu pure scrittore e insegnante.
Nel 1943 don Sturzo compone una preghiera per la pace, “Le nostre voci rauche”, recentemente così citata dall’Osservatore Romano:
“Nell’inverno del 1943 don Luigi Sturzo, nel suo esilio dall’Italia, si trova nel St. Vincent’s Hospital, di Jacksonville, in Florida e lì compone una preghiera allo Spirito Santo. È un testo di un’intensità potente e, purtroppo, di una sconvolgente attualità” (Cit).
Già altre volte ho ricordato il sottilissimo velo che separa Poesia e Preghiera, ambedue sgorganti da Amore che straripa dall’anima.
Ambedue, anche quando esprimono le situazioni più tragiche e dolorose per il Cuore umano, non mancano mai di trasmettere quella carica di Speranza che sempre tiene per mano Fede e Amore, e ci guida pacatamente ma con testarda tenacia, lungo i tortuosi sentieri del nostro quotidiano.
Ecco il testo integrale della supplica di don Sturzo, certo da meditare quale possibile affresco dei nostri tempi, ma soprattutto da trasformare in invocazione… per quelli A VENIRE!
«Ascoltaci, o Signore; le nostre voci sono fatte rauche, i nostri occhi sono pieni di lagrime.
Ascoltaci, o Signore, nella nostra tribolazione, e affrettati a soccorrerci.
I nostri figli sono tormentati da rimorsi e le nostre figlie gemono per la vergogna.
Mancano i bambini nelle culle e i talami sono deserti.
L’odio ha preso il posto dell’amore e l’ira soffia su tutto il mondo il suo vento rovente.
Non vedete, o Signore, come tutti i popoli han preso le armi e le genti si muovono contro le genti?
I templi sono chiusi, i chiostri distrutti, le donne violate, i vecchi deportati,
i bambini muoiono per fame e freddo.
Dio, salute e speranza nostra, ricordati di noi che gemiamo nell’ombra di morte.
Io, disse il Signore, ascolterò chi mi chiama e sarò pronto a chi m’invoca,
e manderò il mio Spirito a rinnovare la faccia della terra.
Ma gli uomini non ascoltano la mia voce perché sono intenti alle opere del male.
E lo Spirito accuserà il mondo di peccato, perché non hanno creduto
nel mio Figlio diletto, Gesù Cristo.
Padre e Dio nostro, dacci il Tuo Spirito per credere nel Tuo Figlio diletto,
e aiutaci a credere in Lui. Dacci lo Spirito retto, lo Spirito buono, lo Spirito Santo.
Dacci la fede che ci solleva a Te, la speranza che ci sostiene in Te,
la carità che ci congiunge con Te. E in Te o Padre e nel Tuo Figlio
e nel Tuo Spirito noi amiamo i nostri fratelli.
Tutti i nostri fratelli, amici e nemici.
Quelli che ci aiutano e quelli che ci combattono.
Quelli che ci vengono in Tuo Nome
e quelli che non conoscono il Tuo Nome.
Perché, nell’amore, il Tuo Nome sia Benedetto
e per l’amore il Tuo Nome sia conosciuto.
Dacci lo Spirito di preghiera e di lagrime, perché il Tuo Amore sia fecondato.
Dacci il timore che ci allontani dal peccato e la pietà che ci avvicini a Te.
La scienza che ci faccia svalutare le cose terrene e la fortezza
che ce ne faccia vincere le attrattive. Il consiglio che ci faccia
scegliere le vie del bene e l’intelletto che ci faccia penetrare i misteri divini.
Dacci la sapienza per potere gustare come soave è il Tuo Spirito
e come beatifico è il Tuo Amore».


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