Pregare per le persone, nonostante le loro mancanze o la loro lontananza da Dio. E’ il forte invito che Papa Francesco ha rivolto nella catechesi dell’udienza generale sempre dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico. Proseguendo le catechesi sulla preghiera, dopo la figura di Giacobbe, la scorsa settimana, oggi è la volta di Mosè, con particolare riferimento all’episodio del vitello di metallo fuso, composto con i pendenti d’oro quando Mosè tardava a scendere dal Sinai. Tanto amico di Dio da potergli parlare “faccia a faccia”, non fu un condottiero dispotico ma mansueto e “resterà tanto amico degli uomini da provare misericordia per i loro peccati, per le loro tentazioni, per le improvvise nostalgie che gli esuli rivolgono al passato, ripensando a quando erano in Egitto”.
“Tutti appartengono a Dio – ha detto Papa Francesco. I più brutti peccatori, la gente più malvagia, i dirigenti più corrotti, sono figli di Dio e Gesù sente questo e intercede per tutti. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà, a questa preghiera di pietà, il santo, il giusto, l’intercessore, il sacerdote, il vescovo, il Papa, il laico, qualsiasi battezzato, eleva incessante per gli uomini, in ogni luogo e in ogni tempo della storia. Pensiamo a Mosè, l’intercessore. E quando ci viene voglia di condannare qualcuno e ci arrabbiamo dentro … Ma arrabbiarsi fa bene, eh! -è un po’ di salute -, ma condannare non fa bene. Tu ti arrabbi e cosa devi fare? Vai a intercedere per quello”.
L’invito a pregare per i peccatori era caro anche al Beato Luigi Novarese il quale tenne sempre in massima considerazione i messaggi della Vergine Santa ai pastorelli di Fatima laddove li esortava a pregare e fare sacrifici proprio a favore dei peccatori perché non vi erano persone che pregassero per loro.


Scrivi un commento