Dal febbraio scorso parole come Coronavirus o Covid-19 hanno imperversato per ogni dove monopolizzando talk show, testate giornalistiche, siti internet e social network.
Una pandemia di proporzioni planetarie che non ha risparmiato nessun continente e che tuttora pare espandersi a macchia d’olio in alcune zone del pianeta. Si sono avvicendati pareri di ogni tipo, opinioni, modi di percepire la pandemia diversi tra loro, ma il dato comune è che si sta assistendo da ormai 8 mesi ad una sorta di teatrino mediatico in cui si discetta su tutto e niente col solo risultato di confondere ancora di più le persone costrette a confrontarsi con i vari punti di vista erogati dai media spesso divergenti tra loro.
Il dato di fatto incontrovertibile è che, comunque, il virus continua a circolare, con buona pace dei negazionisti e di coloro che vivono l’illusione che la pandemia stia volgendo al termine.
Ma se così fosse, perché tanta enfasi per l’apertura delle scuole? Perché tante polemiche? Perché ci sono ancora file davanti ad alcuni esercizi commerciali con tanto di utenti muniti di mascherina? Perché fanno notizia i cosiddetti Vip colpiti dal Covid e non le persone che a tutt’oggi sono in terapia intensiva intubate? La solita storia di figli e figliastri? Perché non esiste un giudizio univoco riguardo all’infezione da Covid-19 ma solo tanti pareri discordi anche da parte degli addetti ai lavori? I professionisti della salute, i politici, gli economisti, si rendono conto della reale portata della pandemia? E cosa è più importante, il profitto economico o la salute della collettività? Resta questo il dilemma di fondo mentre solo in Italia attualmente i positivi al Covid-19 hanno superato i 40mila casi, un numero mai così alto dall’inizio di giugno.


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