Il Calvario è la via dolorosa, ma è altresì la prova più sicura e più feconda dell’amore

 

Il ricchissimo patrimonio del Magistero Pontificio sulla valorizzazione del dolore, iniziato col primo Messaggio di Pio XII il 21 novembre 1949 per richiesta dei Volontari della Sofferenza, offre tematiche nuove, ampie, sicure. Non per nulla Giovanni Paolo II nella continuità di Paolo VI ha posto la propria azione apostolica nelle mani dei sofferenti.

Il lavoro ed il dolore, santificati dalla grazia, salveranno il mondo. Anonimi operai ed ammalati, sparsi ovunque, viventi nelle miniere o accanto a forni delle varie fabbriche, oppure dimenticati in cronicari, ospedali o lebbrosari, possono salvare l’umanità e rendere i destini dell’uomo meno duri e salvare con Cristo e con Maria SS.ma tante anime. Quanto è profondamente vero quello che afferma Giovanni Paolo II: “L’esclusione di Cristo dalla storia dell’uomo è un atto contro l’uomo”. Senza di Lui non è possibile capire la storia dell’umanità; senza di Lui il lavoro ed il dolore non soltanto restano privi di molte soprannaturali dimensioni, ma sono una vera condanna che prostrano l’uomo nella sofferenza più snervante, fino alla sua oscura scomparsa nei gorghi spaventosi della morte. Se il Cristo è la chiave per la comprensione di quella grande e fondamentale realtà che è l’uomo, Maria SS.ma è Colei che ci porge tale chiave e ci insegna ad accostarci al Cristo e a restare con Lui in novità di vita e in novità di orizzonti.

 

[Beato Luigi Novarese, L’Ancora nell’Unità di Salute, n. 5, 1979]