Un breve pensiero del Beato Luigi Novarese
La vita del Corpo Mistico di Gesù Cristo non è patrimonio di realtà create, ma una verità “rivelata” (Gal. 1-8-9; Cor. XV, 11; 11 Cor. 11, 4). L’uomo redento annuncia il mistero pasquale non soltanto del Cristo, ma anche il proprio, essendo egli un “uomo nuovo” (Ef. 11, 15) morto e risorto nel battesimo con impegni, responsabilità e conseguenze ben precisi. Egli costituisce con tutti i fratelli di fede “un corpo solo” (Ef. 11, 16), “di cui Gesù Cristo è la pietra angolare” (Ef. 11, 19-20), poiché mediante il piano della Redenzione siamo radunati in un solo ovile e non siamo più ospiti e pellegrini su questa terra, ma “della famiglia di Dio” (Ef. 11, 18). Questo è il “mistero della volontà di Dio”, secondo cui “nella pienezza dei tempi ha voluto nuovamente raccogliere in Cristo, presso il quale è la vita, tutto ciò che c’è in Cielo ed in terra”. (Ef. 11, 9-10). […]
San Paolo precisa ancora che facendo parte del Corpo di Cristo noi diventiamo membra di questo corpo, per cui dobbiamo stare attenti di non prostituire, col peccato, Cristo che vive in noi, ritornando a crocifiggerLo in noi stessi con la nostra cattiva volontà. Da qui il legame della carità verso Dio e verso il prossimo, perché “se molte sono le membra il corpo però è uno” (I Cor. XII, 20) ed un membro non può odiare l’altro e dire che può fare a meno di lui. “Come in un corpo abbiamo molte membra e non tutte le membra hanno la stessa funzione, così siamo molti in un Corpo, in Cristo, stabilendosi così una vera unità di vita e di reciproca appartenenza” (Col. 23; Rom. XII, 4‑5; 1 Cor. XII 12-27). Il Cristo non soltanto ha vinto la morte con la Sua risurrezione ma vive nei cristiani che da Lui ricevono vita, nutrimento, scopo.
[L’Ancora, n. 2, febbraio 1969]


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