Apparecchio alla morte

Dal vedere che in questa terra tanti malviventi vivono tra le prosperità, e tanti giusti all’incontro vivon tribulati, anche i gentili col solo lume naturale han conosciuta questa verità che essendovi Dio, ed essendo questo Dio giusto, debba esservi un’altra vita, in cui siano puniti gli empi e premiati i buoni. Or quello che han detto i gentili col solo lume della ragione, noi cristiani lo confessiamo per fede. “Non habemus hic manentem civitatem, sed futuram inquirimus” (Hebr 13,14). Questa terra non è già la nostra patria, ella per noi è luogo di passaggio, per dove dobbiamo passare tra breve alla casa dell’eternità. “Ibit homo in domum aeternitatis suae”. Dunque, lettor mio, la casa dove abiti, non è casa tua, è ospizio, dal quale, tra breve, e quando meno te l’immagini, dovrai sloggiare. Sappi che giunto che sarà il tempo di tua morte, i tuoi più cari saranno i primi a cacciartene. E quale sarà la tua vera casa? una fossa sarà la casa del tuo corpo sino al giorno del giudizio, e l’anima tua dovrà andare alla casa dell’eternità, o al paradiso, o all’inferno. Perciò ti avvisa S. Agostino: “Hospes es, transis et vides”. Sarebbe pazzo quel pellegrino, che passando per un paese volesse ivi impiegare tutto il suo patrimonio, per comprarsi ivi una villa o una casa, che tra pochi giorni avesse poi da lasciare. Pensa pertanto, dice il santo, che in questo mondo stai di passaggio; non mettere affetto a quel che vedi; vedi e passa; e procurati una buona casa, dove avrai da stare per sempre.
Se ti salvi, beato te, oh che bella casa è il paradiso! Tutte le reggie più ricche de’ monarchi sono stalle a rispetto della città del paradiso, che sola può chiamarsi: “Civitas perfecti decoris” (Ez 23,3). Colà non avrai più che desiderare, stando in compagnia de’ santi, della divina Madre e di Gesù Cristo, senza timore più d’alcun male; in somma viverai in un mar di contenti ed in un continuo gaudio che sempre durerà. “Laetitia sempiterna super capita eorum” (Is 35,10). E questo gaudio sarà così grande, che per tutta l’eternità, in ogni momento, sembrerà sempre nuovo. All’incontro, se ti danni, povero te! Sarai confinato in un mare di fuoco e di tormenti, disperato, abbandonato da tutti e senza Dio. E per quanto tempo? Passati forse che saranno cento e mille anni, sarà finita la tua pena? Che finire! Passeranno cento e mille milioni d’anni e di secoli; e l’inferno tuo sempre sarà da capo. Che sono mille anni a rispetto dell’eternità? meno d’un giorno che passa. “Mille anni ante oculos tuos, tanquam dies hesterna quae praeteriit” (Ps 89,4). Vorresti or sapere quale sarà la tua casa, che ti toccherà nell’eternità? Sarà quella che tu ti meriti, e ti scegli tu stesso colle tue opere.

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