R. Cantalamessa

«Il suo corpo non aveva neppure bellezza umana, per non parlare della gloria celeste. Se pure i profeti non ci avessero detto alcun particolare sulla sua apparenza miseranda, la proclamano con certezza le sofferenze e gli oltraggi che subì: le sofferenze proclamano l’umanità della sua carne, gli oltraggi il disonore […] «ha sofferto la fame in presenza del diavolo (cf. Mt 4, 2-4), la sete in presenza della Samaritana (cf. Gv 4, 7); ha pianto sopra Lazzaro (cf. Gv 11, 35), trema di fronte alla morte, dice: La carne è debole (cf. Mt 26, 41), e, infine, versa il suo sangue. […]
Noi percepiamo chiaramente la duplice condizione, che non si confonde, ma si unisce in una sola persona, Gesù, Dio e uomo (…). In tal modo la proprietà di ciascuna natura è così ben preservata, che da una parte lo Spirito fece tutte le opere che gli sono proprie in Gesù, come miracoli, gli atti di potenza e le cose meravigliose e d’altra parte la carne manifestò le affezioni che le appartengono, soffrì le passioni a lei proprie».

(cfr. R. Cantalamessa, La Cristologia di Tertulliano)

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