Due anni con papa Francesco

 

Era il 13 marzo 2013 quando Jorge Mario Bergoglio, affacciandosi per la prima volta su una Piazza San Pietro gremita di fedeli, veniva presentato come Papa Francesco, il primo pontefice con questo nome, latinoamericano e gesuita.
“Dopo due anni – spiega Andrea Tornielli su La Stampa – la Curia romana è tutta un cantiere: prima la riforma, accelerata a causa delle inchieste della magistratura italiana, delle strutture economico finanziarie, a partire dallo Ior. Poi la riforma dei dicasteri curiali, che sta prendendo forma e che dovrebbe portare a snellimenti, accorpamenti e semplificazioni. Poi ancora un doppio sinodo sulla famiglia che ha previsto il coinvolgimento delle chiese locali e delle parrocchie. E poi ancora i viaggi intorno al mondo, con una speciale predilezione dell’Asia. Il tutto accompagnato da uno stile papale nuovo, meno legato ai cerimoniali della corte”. Ma non è solo questo che ha caratterizzato i primi due anni del suo pontificato. Francesco viene considerato il “Papa della misericordia” e ciò “non perché la sua testimonianza non sia di conforto a chi crede – prosegue Tornielli – ma perché la cifra, il cuore del suo messaggio è proprio quella del Vangelo della misericordia, una Chiesa che non ha paura di abbracciare la sofferenza nelle periferie, anche nelle periferie rappresentate da chi si è allontanato o non si è mai avvicinato alla fede”.
Vogliamo oggi celebrare Papa Francesco ricordando a tutti le parole che il Santo Padre ha rivolto agli aderenti delle Associazioni fondate dal Beato Luigi Novarese lo scorso 17 maggio 2014 in occasione dell’Udienza speciale nell’Aula Paolo VI:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
vi do il mio benvenuto e vi ringrazio di essere venuti! Voi festeggiate il centenario della nascita del vostro Fondatore, il beato Luigi Novarese, sacerdote innamorato di Cristo e della Chiesa e zelante apostolo dei malati. La sua personale esperienza di sofferenza, vissuta nell’infanzia, lo rese molto sensibile al dolore umano. Per questo fondò i Silenziosi Operai della Croce e il Centro Volontari della Sofferenza, che ancora oggi proseguono la sua opera.
Vorrei ricordare con voi una delle Beatitudini: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4). Con questa parola profetica Gesù si riferisce a una condizione della vita terrena che non manca a nessuno. C’è chi piange perché non ha salute, chi piange perché è solo o incompreso… I motivi della sofferenza sono tanti. Gesù ha sperimentato in questo mondo l’afflizione e l’umiliazione. Ha raccolto le sofferenze umane, le ha assunte nella sua carne, le ha vissute fino in fondo una per una. Ha conosciuto ogni tipo di afflizione, quelle morali e quelle fisiche: ha provato la fame e la fatica, l’amarezza dell’incomprensione, è stato tradito e abbandonato, flagellato e crocifisso.
Ma dicendo «beati quelli che sono nel pianto», Gesù non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita. La sofferenza non è un valore in sé stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza. Un atteggiamento sbagliato è quello di vivere il dolore in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi. Anche la reazione della ribellione e del rifiuto non è un atteggiamento giusto. Gesù ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza:é l’amore che trasforma ogni cosa.
Proprio questo vi ha insegnato il beato Luigi Novarese, educando i malati e i disabili a valorizzare le loro sofferenze all’interno di un’azione apostolica portata avanti con fede e amore per gli altri. Egli diceva sempre: «Gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato». Una persona ammalata, disabile, può diventare sostegno e luce per altri sofferenti, trasformando così l’ambiente in cui vive.
Con questo carisma voi siete un dono per la Chiesa. Le vostre sofferenze, come le piaghe di Gesù, da una parte sono scandalo per la fede, ma dall’altra sono verifica della fede, segno che Dio è Amore, è fedele, è misericordioso, è consolatore. Uniti a Cristo risorto voi siete «soggetti attivi dell’opera di salvezza ed evangelizzazione» (Esort. ap. Christifideles laici, 54). Vi incoraggio ad essere vicini ai sofferenti delle vostre parrocchie, come testimoni della Risurrezione. Così voi arricchite la Chiesa e collaborate con la missione dei pastori, pregando e offrendo le vostre sofferenze anche per loro. Vi ringrazio tanto di questo!
Cari amici, la Madonna vi aiuti ad essere veri “operai della Croce” e veri “volontari della sofferenza”, vivendo le croci e le sofferenze con fede e con amore, insieme con Cristo. Vi benedico, e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!
Prima di ricevere la benedizione, invito tutti voi a pregare la Madonna nostra madre. Lei sa, lei conosce le sofferenze e ci aiuta sempre nei momenti più difficili.

Pubblicato il 16 marzo 2015

 

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