Demenza digitale: attenzione ai danni della Rete

 

Pare che il termine “Demenza Digitale” sia noto nella letteratura psichiatrica già dal 2007, anno nel quale i medici di Seoul riscontrano un disturbo neuropsichiatrico che, in una percentuale vicina al 12%, testimonia la vera e propria dipendenza da internet dei giovani studenti coreani. Fino a giungere al caso più eclatante, che costringe gli psichiatri a dover usare questa espressione. Si tratta di un adolescente che viene ricoverato all’ospedale psichiatrico di Seoul, con l’incapacità di concentrarsi e di ricordare le informazioni più semplici. Insomma l’eccessivo uso di dispositivi elettronici ha atrofizzato la sua capacità di passare i ricordi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.
Senza computer, smartphone e Internet oggi ci si sente perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso.
Il neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer, docente di psichiatria all’Università di Ulma, parla di gravi conseguenze psicologiche, e ad una affermazione così forte allega dati ed esempi, in certi casi anche allarmanti. Come nella Corea del Sud ad esempio, dove 7 giovanissimi su 10 possiedono uno Smartphone sul quale passano circa 7 ore al giorno. Negli Stati Uniti la maggior parte dei giovani tra gli 8 e i 18 anni spendono più tempo davanti al PC o allo Smartphone che in qualunque altra attività, sia essa sportiva, ricreativa o scolastica, con una impressionante media di 8 ore al giorno. Alcuni di questi dati trovano conferma anche in Italia, dove un rapporto pubblicato dal CENSIS rileva che il 15% dei ragazzi tra i 14 e i 29 anni passano una media di 5 ore al giorno sui media digitali.
Inoltre, il computer ed Internet rappresentano un potente veicolo per l’anonimato. Internet è costellato di fallimenti sociali: fingere di essere un altro, truffare, fino a comportamenti criminali veri e propri. In rete si può mentire, perseguitare, spillare soldi, essere aggressivi, diffamare e calunniare senza limiti. Non deve quindi sorprendere se i social network provocano nei giovani utenti solitudine e depressione. I network sociali online soddisfano il bisogno fondamentale dell’uomo di avere contatti con il prossimo. Si trascorre molto tempo a chiacchierare e spettegolare sulle persone che conosciamo, sugli amici e sui vicini di casa, così come sui personaggi ricchi, belli e potenti, che ormai si conoscono esclusivamente in modo virtuale.
Chi tuttavia crede che questa nuova opportunità di contatto abbia solo risvolti positivi si sbaglia. L’anonimato della rete provoca una riduzione dell’autocontrollo ed una corrispondente diminuzione dello sforzo per mantenere un comportamento sociale adeguato. Chi ha già sviluppato le proprie competenze sociali attraverso i canali tradizionali, ossia incontrando gli altri di persona, non subirà danni dai social network e li utilizzerà come il telefono, il fax o le e-mail e con una certa disinvoltura. Chi al contrario non ha avuto ancora l’occasione di sviluppare un comportamento sociale e fin da bambino o da ragazzo instaura gran parte dei propri contatti sociali in rete, corre il rischio di non acquisire una competenza sociale adeguata. Questi giovani sanno sempre meno come comportarsi, che cosa possono permettersi e che cosa vogliono. Non hanno sufficienti opportunità di confrontarsi su questi temi con progetti reali nel mondo reale. I fattori di stress principali della nostra società sono la mancanza di autoregolazione, la solitudine e la depressione, i quali provocano la morte neuronale e sul lungo periodo favoriscono lo sviluppo della demenza. Nei nostri bambini e ragazzi insomma la sostituzione dei contatti umani reali con i network digitali può provocare una seria riduzione del cervello sociale.

Pubblicato il 5 agosto 2016

 

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