Il disagio giovanile, nuovo allarme sociale

 

Alcool, droga, malori in spiaggia, coma etilico, sino ad arrivare alla morte. Giovani che perdono la vita o la mettono seriamente a repentaglio a causa di comportamenti che non tengono conto dei reali rischi che si corrono adottando stili di vita scorretti che intossicano e danneggiano a volte in modo irreversibile sia il fisico che la mente.

In questa estate torrida, le cronache hanno purtroppo riportato alcuni casi di giovani che hanno perso la vita in discoteca o sulle spiagge a causa di assunzioni di sostanze stupefacenti spesso frammiste ad alcool o altre essenze sintetiche.
Ci si domanda che senso abbia considerare divertimento ciò che in gergo giovanile viene chiamato “sballo”, ossia il perdere totalmente il controllo di sé alterando notevolmente il livello di coscienza e perdendo ogni freno inibitorio.
Di recente, l’ISTAT ha divulgato dei dati che definire allarmanti è poco. Oltre 300 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni, per la maggior parte di sesso femminile, sono dediti a quella che viene definita “drunkoressia” una subdola e dannosissima forma di anoressia che prevede lunghi digiuni con successiva assunzione di alcolici in dosi massicce.
L’ISTAT ha rilevato che su 10 casi di “drunkoressia”, 8 riguardino in modo specifico le ragazze avvalorando purtroppo la tesi che i disturbi di tipo alimentare siano un’esclusiva del mondo femminile, quando invece ciò non è assolutamente vero.
L’assunzione smodata di alcolici, attraverso gli zuccheri contenuti, offre un senso di sazietà che consente di non avvertire la fame e, inoltre, “regala” degli stati alterati di coscienza che purtroppo vengono considerati un “divertimento” dal quale, spesso, si può però rimanere danneggiati in modo permanete, laddove non sopravvenga addirittura la morte.
Che i giovani non abbiano più a disposizione dei valori o degli ideali a cui far riferimento è un dato di fatto e il cosiddetto mondo degli adulti dovrebbe interrogarsi e fare i dovuti mea culpa.
Trasformare il divertimento in un autoannientamento è un fatto del tutto innaturale, che esce fuori da ogni logica di buon senso.
A creare dei vuoti esistenziali, poi, ci si mettono anche i social network in cui i rapporti tra persone – nella maggior parte dei casi – sono di natura esclusivamente virtuale.
Il mondo giovanile, insomma, rischia di deteriorarsi seriamente perdendosi inesorabilmente nei meandri di sostanze tossiche e media alquanto discutibili.
Oggi, per dirla con Galimberti, tra i giovani si aggira un ospite inquietante chiamato nichilismo il quale “penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui”.
Un segno ben più minaccioso dell’avanzare degli integralismi di altre culture, dell’efficientismo sfrenato di popoli che si affacciano nella nostra storia e con la nostra si coniugano, avendo rinunciato a tutti i valori che non si riducano al valore del denaro.
Nel lontano 1976, il beato Novarese sembrava prevedere quanto sarebbe successo quaranta anni più tardi. Proprio riguardo alle giovani generazioni scrive infatti: “L’allargarsi della cultura ha reso la scelta dei giovani molto difficile, anche perché il materialismo indirizza verso l’impegno pratico piuttosto che verso la riflessione sui valori […]. Molti sono i giovani che vanno “idealizzati”, scuotendoli da un conformismo piatto, amorfo, insignificante. Avvicinarli e renderli consapevoli delle enormi possibilità costruttive sociali che essi detengono, deve essere compito dei nostro Centro, delle Direzioni diocesane, dei Settori, delle Zone e dei Capigruppo.
Occorre far comprendere che, mentre il nostro Centro realizza attività promozionali nel campo assistenziale, vuole anche responsabilizzare i giovani su quanto essi possono e devono positivamente incidere sulla società”.

Di Felice Di Giandomenico

Pubblicato il 26 agosto 2016

 

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