GMM: Lourdes “clinica dello spirito unica al mondo”

 

“Il segno più eloquente della presenza del Signore nella storia è sempre stato quello della carità e in particolare della cura delle persone malate. Ancora oggi, spronati dal magistero di papa Francesco a vivere con concretezza le opere di misericordia spirituale e corporale, per essere misericordiosi come il Padre, prendersi cura delle persone malate e sofferenti continua ad essere una Parola credibile che la Chiesa può pronunciare per testimoniare la carità di Dio e la sua fede nel Signore Risorto presente in mezzo a noi”. Lo ha detto don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Cei, a Lourdes, nell’ambito del convegno internazionale “Il Magnificat, cantico della Speranza” (10/13 febbraio 2017), in occasione della XXV della Giornata mondiale del malato.
“Da duemila anni – ha sottolineato don Arice – la Chiesa cammina con Maria sulle strade della carità. Non solo: proprio nel prendersi cura della persona fragile, malata e indigente la Chiesa rivela il suo volto materno e ne evidenzia, in modo tutto singolare, il suo profilo mariano”, continuando ad accogliere con compassione il Corpo mistico di Cristo, toccando le sue carni sofferenti nella persona malata. È per questo che ‘la Chiesa ha sempre considerato l’assistenza agli infermi come parte integrante della sua missione’ e non ne può fare a meno come non può fare a meno di essere carità”.
Parlando delle 116.060 strutture sanitarie cattoliche presenti nel mondo (Africa 15.734, in America 38.241, in Asia 20.916, in Europa 39.143, in Oceania 2.026), don Carmine Arice ha evidenziato: “La grave responsabilità di ogni istituzione sanitaria di ispirazione cristiana sta proprio” nell’“essere un luogo teologico nel quale si possa incontrare il Signore sia nei malati che soffrono come negli operatori sanitari che li curano con competenza, umanità e carità. Un ospedale evangelicamente ispirato è governato da amministratori onesti e trasparenti i quali, nell’allocazione etica delle risorse e la promozione di un’adeguata cura pastorale, hanno un unico scopo: concorrere alla salute integrale dei malati”. “Non sono rare le strutture che nascono nei pressi di santuari mariani dove la carità di Dio manifestatasi in Maria, ha portato alla carità dei fratelli verso i più bisognosi – ha quindi ricordato don Arice -. Anche qui a Lourdes, sono innumerevoli le iniziative di carità verso i sofferenti, ispirate da Aquerò alla Grotta di Massabielle, fin dai tempi delle apparizioni. La stessa Bernadette Soubirous sentirà la vocazione a farsi religiosa nelle suore della carità e vivrà, lei inferma, tutta la sua vita a servizio dei malati”.
A Lourdes “i malati sono importanti sia perché hanno bisogno di consolazione, sia perché indicano a tutti noi una verità fondamentale: la fragilità e la debolezza fisica e morale dell’umanità bisognosa di salute e di salvezza. Bernadette è la malata che a Lourdes non ritrova la salute, ma accoglie in un modo esemplare la salvezza, e così può dare un senso anche all’esperienza più buia che la storia le riserverà: la notte dello spirito”. L’augurio di don Arice è che “in questa clinica dello Spirito, unica al mondo, i malati siano sempre in prima fila, segno dell’attenzione prioritaria della Chiesa ai sofferenti, e attorno a loro vi sia sempre viva una comunità cristiana che nel nome del Signore li cura, li consola e li accompagna” affinché “possano incontrare Cristo Signore unico salvatore del mondo”. (Ag.Sir)

Pubblicato il 13 febbraio 2017

 

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