Tre “missionari” al centro Betlemme di Mouda

 

Da qualche giorno da vari angoli d’Italia è arrivata in Africa una “squadra di specialisti a tutto cuore” per la missione formativa e chirurgica ortopedica. Riportiamo le testimonianze di alcuni volontari rilasciate prima della loro partenza.

In attesa di partire per la prima volta in Africa

Mi chiamo Alessandra Pisano e lavoro come fisioterapista e osteopata presso il reparto di neuro-riabilitazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Negli ultimi due anni molti sono stati i progetti portati avanti presso l’ospedale, sia in ambito neuro-riabilitativo che osteopatico, tra cui anche la telemedicina con la lontana Giordania, che ci ha permesso attraverso uno schermo di confrontarci con le colleghe dell’Asia. Purtroppo però non è stato mai possibile partecipare a progetti di formazione in loco, almeno fino ad oggi…
Nel novembre di quest’anno si parte per l’Africa; la mia destinazione sarà l’estremo nord del Camerun e più precisamente la mèta di questo meraviglioso viaggio sarà la Fondazione Bethléem, a Mouda.
Era da tempo ormai che volevo intraprendere un’esperienza di questo tipo, prima durante l’università, poi durante gli anni di lavoro presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù; la voglia di confrontarmi con una realtà completamente diversa dalla mia è cresciuta sempre di più.
Sicuramente la necessità di mettersi in gioco è alta, ma anche la paura di non essere all’altezza si fa sentire e sicuramente non si può intraprendere un viaggio del genere con leggerezza.
Forse è per questo che ho aspettato il momento opportuno e la “compagnia” giusta.
Aver conosciuto la missione dei Silenziosi Operai della Croce e in particolare la sorella Godelive, mi ha permesso di iniziare a raccogliere tutta l’esperienza fatta nel mio ambito: la neuro-riabilitazione e l’osteopatia pediatrica, con l’obiettivo di metterla al servizio degli altri.
Tanti anni di studio e tanti anni di pratica clinica dentro l’ospedale non bastano perché c’è ancora tantissimo da imparare ed è necessario confrontarsi costantemente con persone e realtà diverse, non solo per dare agli altri il nostro vissuto ma soprattutto per imparare dagli altri a vedere la realtà con occhi e prospettive diverse.
Non c’è giorno che io non pensi alla Fondazione, ai bambini, al lavoro da svolgere, alla lingua diversa, al caldo, agli animali pericolosi e a tutta la diversità che potrei incontrare; ogni giorno mi pongo varie domande diverse: sarò capace di fare formazione? La mia esperienza sarà veramente utile ai terapisti che lavorano quotidianamente in una realtà diversa dalla mia? Saprò adattarmi e capire le loro necessità? Sarò capace di oltrepassare le difficoltà di comunicazione? Saprò abituarmi alla mancanza (sporadica) di acqua o di internet? E alla presenza dei serpenti… se ci saranno? Ma soprattutto sarò in grado di accogliere tutti gli sguardi di quei meravigliosi bambini? I loro pianti? I loro sorrisi? Le loro sofferenze? Saprò aiutarli concretamente?
Non è da trascurare l’impatto che l’empatia gioca in queste occasioni, il coinvolgimento sarà alto e oggi spero sia positivo a 360°, ma non escludo che possano esserci momenti anche più difficili.
La speranza in ogni caso è proprio quella di imparare a vivere nella semplicità, di accettare la gioia e il dolore senza ansia né rabbia. Rinunciare alle pretese che spesso ci trasmette il mondo occidentale, dando il giusto valore alle persone e alle cose materiali.
E per concludere, ma solo qui sulla carta, sono certa che la paura non sarà mai più forte del desiderio di fare del bene, che la gioia di lavorare con altri bambini colmerà ogni dubbio e risponderà a tutte le mie domande e che il desiderio di conoscere un’altra realtà vincerà ogni ostacolo di comunicazione, di cultura e di costumi.

Un’esperienza bis in Camerun!

Quando mi è stata proposta due anni fa, l’ho vissuta quasi come avventura e si è poi rivelata,dopo averla vissuta,come un qualcosa di profondamente denso di emozioni e sensazioni difficili da descrivere .

Quest’anno… è quasi venuto naturale tornarci ; forse una sorta di richiamo per luoghi , luoghi fatti essenzialmente di persone e di certo consapevolezza di poter dare veramente solo un piccolo aiuto a chi è stato , forse , meno fortunato di me. Il forse è legato al fatto che ,a parte la non facile quotidianità,

i colleghi incontrati hanno una voglia di sapere ed un attaccamento a ciò che fanno, che per noi talvolta è così quasi scontato che lo mettiamo in secondo piano perdendoci in banalità di poco o nullo conto.
Tornerò quindi con la voglia di dare ogni giorno qualcosa legato al mio lavoro e al rapporto con le persone ,un qualcosa che negli anni ho avuto la fortuna che qualcuno mi trasmettesse ; non parlo solo di nozioni tecniche ma del saper rapportarsi con le persone che aiutiamo tutti i giorni considerando ognuna di loro come UNICA.
Credo anche che troverò il Centro di Mouda cambiato , cresciuto ,evoluto ; questo è ciò che in tutti questi anni ha caratterizzato l’operato dei SODC nel portare avanti il discorso iniziato da Mons Luigi Novarese.
Credo che in ogni esperienza come questa quando si torna a casa e si fanno due conti avviene questo: ho certamente dato ma ho sicuramente altrettanto ricevuto,anche questa volta sono sicuro che sarà così.
Un grazie va ai SODC che mi permettono di rivivere un’esperienza che dentro lascia il segno indimenticabile!
Fabrizio Ferrero

La gioia di fare cose belle

Come e cosa sento prima di rientrare in Camerun! Stavo pensando a questa formazione mentre facevo una salita con la bicicletta vicino al lago di Viverone. Il sentimento più forte che provo è la felicità, la gioia di fare le cose belle in un ottima compagnia!

Sono contento di poter tornare a Mouda e sono contento che grazie ai Silenziosi Operai della Croce  posso partecipare ad un progetto molto positivo con lo scopo di condividere con altri colleghi modi di vedere la salute di una persona. Insegnare loro è imparare da loro.

Mi piace pensare alla nostra squadra com’è composta da: Godelive di origine del Congo, Fabrizio di Ozzano nel Monferrato, Alessandra di Roma ed io Polacco di Bytom.

Là ci aspettano i nostri amici: sorella Rosa di Ariano Irpino, sorella Antonietta di Lucera, sorella Marie del Togo, padre Danilo della provincia di Bergamo… e tanti altri di nazionalità diverse. I nostri studenti provengono da tutte le parti del Camerun. Nonostante che nel mondo succedano tante cose negative, penso che l’uomo con grande aiuto del Signore può realizzare tanto bene. (Jack)

Pubblicato il 7 novembre 2018

 

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