«Silenziosi Operai» sempre accanto ai sofferenti

 

Tratto da “Avvenire Sette – Roma” del 3.3.2019

Persone malate e sane insieme, ciascuna con la propria fragilità, a servizio del Vangelo. La condivisione della sofferenza orienta la missione dei Silenziosi operai della Croce, l’Opera fondata negli anni Cinquanta dal beato Luigi Novarese. Nella sede generale dell’associazione internazionale, a via di Monte del Gallo, dietro il Gianicolo, mercoledì sera si è recato in visita pastorale il cardinale vicario Angelo De Donatis. «Il nostro fondatore – spiega Angela Petitti, responsabile dell’Apostolato dei Volontari della Sofferenza – vedeva nell’ammalato non solo qualcuno da accudire ma anche e soprattutto un testimone di speranza per altre persone costrette a sperimentare la dimensione del dolore».

L’associazione dei Silenziosi Operai della Croce è presente in oltre 80 diocesi d’Italia e anche in Polonia, Portogallo, Colombia, Camerun, Stati Uniti e Terra Santa. Alla luce del motto del proprio fondatore – “L’ammalato per l’ammalato” – si dedica alla promozione integrale della persona sofferente favorendo la creazione e lo sviluppo di associazioni di diritto diocesano denominate “Centro volontari della sofferenza” (Cvs), laddove «”volontari” non indica persone che compiono gratuitamente un servizio – chiosa Petitti – ma vuole intendere la volontà e la potenza interiore di chi vive i momenti di sofferenza come occasione di testimonianza e di dono di sè per gli altri, guardando a quello del Crocifisso che ha patito per la Chiesa». L’associazione cura inoltre attività di animazione pastorale e gestisce propri centri socio–riabilitativi; ancora, anima ritiri e giornate di spiritualità, organizza pellegrinaggi e convegni. Come don Novarese, che sosteneva la centralità del malato riconoscendolo prezioso strumento di evangelizzazione e di sostegno del fratello sofferente, «crediamo che l’esperienza dell’isolamento e dell’emarginazione cui conduce la malattia – dice ancora la referente dell’associazione –, una volta che abbia trovato senso e novità nell’incontro con il Cristo, rende il malato particolarmente qualificato e credibile nel portare la luce del Vangelo a chi, in situazioni simili, ancora si sente inutile e smarrito».

Il beato definito da papa Giovanni Paolo II “l’apostolo dei malati” diede inizio ai Silenziosi operai della Croce «in un tempo in cui la sofferenza era tabù, dava fastidio e quasi offendeva – conclude Petitti – e lo fece unicamente per mezzo della fede in Cristo Gesù morto e risorto». Oggi come allora «è proprio la Croce, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”, che attiva negli ammalati una motivazione forte, li fa sentire amati dal Signore e insegna loro che nella lotta impari fra l’uomo e la sofferenza, tra l’uomo e la morte, Gesù di Nazareth ha lasciato il sepolcro vuoto ed è tornato alla vita».

Di Michela Altoviti

Pubblicato il 4 marzo 2019

 

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