La visita oggi pomeriggio di Papa Francesco sta suscitando comprensibili attese tra i detenuti che si aspettano parole di incoraggiamento da parte del Pontefice. E non verrà certo meno il messaggio di speranza, così come la sua solidarietà e quella di tutta la Chiesa. Quella solidarietà dovuta ad ogni persona che anche in carcere conserva la propria dignità e che, anche se ha fatto un cattivo uso della libertà, compiendo azioni che la legge punisce, continua a godere della capacità di ritornare ad usarla propriamente e di non essere tagliato fuori dalla società a cui continua ad appartenere.
Ad accogliere oggi il Santo Padre, nella Casa Circondariale di Velletri, insieme alla direttrice, Maria Donata Iannantuono, il cappellano don Franco Diamante. Si dice certo che il carcere sequestra non solo la libertà di chi vive al suo interno, ma anche il suo tempo e i suoi bisogni, senza che i desideri e la volontà degli individui abbiano la minima rilevanza. Papa Francesco, di contro, ribadisce che abbassare le frontiere che ci dividono dai “ristretti” non solo è possibile, ma è fondamentale affinché la solidarietà sostituisca l’antagonismo, la fiducia prenda il posto della diffidenza e la simpatia dell’ostilità.