Commemorare e ricordare sorella Elvira

 

Questi due verbi hanno caratterizzato l’incontro a Valleluogo in memoria di sorella Elvira Myriam Psorulla, nel decimo anniversario della sua morte, svoltosi a Valleluogo di Ariano Irpino, presso la Casa Madre dell’Associazione, dal 28 al 29 dicembre u.s.

Commemorare. Riportare alla memoria la sua lunga e operosa vita, le sue azioni, il suo impegno, la sua presenza fondamentale per l’opera fondazionale, sempre a fianco del beato Luigi Novarese.

Ricordare. Far uscire dal cuore gli incontri personali con lei, necessariamente diversi per ognuno dei presenti, le parole ricevute, gli insegnamenti, le lezioni di vita buona. Fare memoria di sorella Elvira è raccontare 70 anni di apostolato! Cosa che, ovviamente, non era possibile fare.
Per questo fare memoria di quello che lei è stata per l’Associazione è stato rivivere insieme a lei in maniera leggera quello che è stato un percorso inedito nella Chiesa e, soprattutto, riflettere sul “paradosso dei fondatori”: loro, Luigi Novarese e sorella Elvira, hanno costruito un’Opera suscitata dal dono dello Spirito; ma noi oggi, presenti a questa storia, ne incarniamo lo spirito fondazionale in un linguaggio, prospettive e mezzi di attuazione necessariamente diversi. E tuttavia fedeli. Molta commozione ha accompagnato le testimonianze in una veglia di preghiera che si è svolta in modo raccolto in cui, chi interveniva, ha messo in risalto un ricordo personale e un insegnamento. Sentite e profondamente commosse le parole di Antonella, nipote acquisita di Sorella Elvira il cui ricordo fa riferimento alla sua famiglia e agli eventi gioiosi e dolorosi vissuti, in cui la zia è stata particolarmente presente per incoraggiare e sostenere. Sorella Elvira è stata una viaggiatrice, sempre alla ricerca di mezzi, materiali e umani, per far sviluppare l’Associazione.
Per questo sulla candela abbiamo disegnato una barca il cui albero maestro è la croce, illuminata dal sole che è Cristo e spinta in avanti dal vento dello Spirito. E ognuno ha poi ricevuto il segno di una piccola barca per ricordarci che è sempre necessario partire per essere discepoli missionari, perché sono “inutili venti/per un cuore che è già in porto”. E la storia associativa continua. La domenica mattina è stata dedicata anche alle testimonianze di chi non l’ha conosciuta di persona ma, attraverso i suoi scritti e interventi, ne ha colto la determinazione e la passione. Con il ministero dell’accolitato di Apollinaire e Norbert, nostri fratelli provenienti dal Togo e dal Camerun, nella messa conclusiva in santuario, è stato come evidenziare la dimensione internazionale dell’Associazione, presente fin dall’inizio della sua storia proprio grazie a sorella Elvira. Allo stesso tempo, la barca si mette in viaggio verso altri orizzonti e terre a cui donare il carisma della missione nella sofferenza.

Pubblicato il 3 gennaio 2020

 

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