Dopo che innumerevoli fedeli l’hanno attraversata, oggi la Porta Santa della Basilica di San Pietro è stata chiusa da Papa Leone. Aperta da Papa Francesco nella vigilia del Natale 2024, ha visto varcare la sua soglia da volti di persone provenienti da ogni nazione. Passi di una umanità fragile e bisognosa di una speranza che aiuti a situarsi nelle condizioni difficili della vita senza desistere dalla ricerca di luce.

“La Porta Santa di questa Basilica, che, ultima, oggi è stata chiusa, ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Chi erano e che cosa li muoveva? Ci interroga con particolare serietà, al termine dell’Anno giubilare, la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Sì, i Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare. Siamo vite in cammino”.

Dopo aver incontrato il Bambino in braccio alla Madre, i Magi tornano ai loro luoghi di provenienza per un’altra strada: “La gioia del Vangelo libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”.
Ed ecco che anche noi siamo rimessi in cammino. È questo infatti il compito della speranza: “Dio si rivela e nulla può restare fermo”.
Entrare nella logica di Dio ci porta per le strade dell’essenziale. Il Papa chiede: “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio? Dio non ci attende nelle “location” prestigiose, ma nelle realtà umili.
Per questo, cari fratelli e sorelle, è bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora.

Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne.