Dal 9 maggio fino al 22 novembre 2026 si può visitare la 61.ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Tra le varie proposte anche quella del Vaticano che presenta un particolare itinerario di ascolto nel Giardino Mistico dei Padri Carmelitani, a Cannaregio, e nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. La figura di Ildegarda di Bingen, badessa medievale, poetessa, guaritrice e compositrice, ufficialmente proclamata Santa e Dottore della Chiesa Cattolica da Papa Benedetto XVI nel 2012, è patrona dell’ascolto come atto contemplativo e come forma di conoscenza.

Nella presentazione dell’iniziativa, il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, indica il pensiero da cui è nata l’idea del padiglione.

«Tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite». Queste parole programmatiche di Papa Leone XIV fungono da bussola per la progettazione del padiglione della Santa Sede alla biennale di Venezia, che sceglie come protagonista una figura che può apparire distante, essendo una mistica del XII secolo, ma che possiede una voce fortemente contemporanea, capace di illuminare gli interrogativi e i percorsi del presente.

Non deve sorprendere che la Biennale dialoghi con la figura di una monaca, in quanto ogni artista, anche il più lontano dall’orizzonte religioso, assomiglia a un monaco nell’intensità della sua ricerca interiore. In un tempo di accelerazione che confina con l’immediatezza, rivolgere lo sguardo su una figura apparentemente inattuale, può essere di beneficio, per raggiungere una profondità capace di suggerire nuove risposte di saggezza.

D’altronde, questo fu proprio il metodo di Ildegarda di Bingen, che credeva nella riconnessione dei legami che uniscono gli uomini e le società, e che sapeva che la trasformazione del mondo implica anche un’evoluzione spirituale, in cui le forme artistiche e scientifiche sono partecipanti attive. Per questo motivo, Ildegarda fu una religiosa e Lei stessa, una compositrice e cantante. Per questo motivo anche, unì lo studio dei testi sacri al lavoro visivo della pittura. Per questo motivo, infine, fu una maestra e predicatrice profetica, e al contempo una nota guaritrice, perita nelle scienze della medicina e della biologia.

Il nostro tempo ha bisogno di nuovi maestri, e il profilo polifonico di Ildegarda può esserci d’aiuto come antidoto all’esasperazione delle monodie, ispirandoci nella gestazione di nuove visioni. Il nostro tempo ha bisogno di profeti culturali, capaci di superare i vicoli ciechi del linguaggio dominante ed esprimere ciò che Ildegarda chiamava la “lingua ignota”, ovvero: una forza immaginativa che sprona paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne.

Nel proclamarla Dottore della Chiesa, Papa Benedetto XVI ricordò il contributo alla civiltà di Santa Ildegarda, affermando che l’intera creazione è un atto d’amore e che «tutta la scala delle creature è attraversata, come la corrente di un fiume, dalla carità divina». Senza questo impulso d’amore, il mondo è destinato a inaridirsi o a essere ridotto in cenere. Comprendiamo quindi, come «il suo messaggio appaia straordinariamente attuale nel mondo contemporaneo»”.