Queste parole del Fondatore sono un richiamo alla qualità più che alla quantità. Per un Volontario della Sofferenza, il rischio è che la recita quotidiana diventi un’abitudine meccanica, un pedaggio da pagare allo Statuto, perdendo così la sua forza esplosiva e trasformatrice.
Fare un serio esame di coscienza sul Rosario significa chiedersi se stiamo davvero lavorando la preghiera o se stiamo solo ripetendo parole.
È necessario verificare il legame tra i grani e la propria carne: sto portando i miei dolori di oggi dentro il mistero che sto meditando? Se medito i misteri dolorosi, sento che la mia sofferenza è unita a quella di Cristo? Se medito i misteri gloriosi, ricordo che il mio corpo malato è destinato alla risurrezione? Sto permettendo a Maria di insegnarmi come soffrire e come risorgere?


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