Ieri, 22 giugno 2026, il Santo Padre si è recato alla sede del Programma Alimentare Mondiale, e ha lanciato un duro monito contro la frammentazione internazionale, la mercificazione della vita e lo squilibrio etico globale. Un atto d’accusa durissimo contro un ordine globale frammentato e un appello accorato a rimettere la dignità umana al centro della geopolitica.
Nel suo discorso rivolto al Consiglio Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale (PAM), il Santo Padre ha tracciato un’analisi lucida e impietosa delle cause strutturali che continuano a generare fame, povertà e conflitti nel mondo.
Il Pontefice ha esordito evidenziando come le crisi odierne non siano più emergenze temporanee, ma “realtà persistenti” alimentate da instabilità economica e vulnerabilità climatiche. Citando la sua recente Enciclica Magnifica humanitas, il Papa ha denunciato la crisi del multilateralismo, ormai scivolato verso un “multipolarismo disordinato e conflittuale, dove prevale la diffidenza”.

Questo scenario genera un paradosso inaccettabile: una capacità produttiva globale senza precedenti storici che coesiste con aree sterminate di miseria. La crescita economica, se priva di una visione etica, finisce per escludere e marginalizzare i più deboli, relegando l’azione umanitaria in secondo piano.
«Mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da fuorvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no. I conflitti vengono alimentati più facilmente di quanto le persone vengano nutrite».

Il discorso ha toccato un punto nodale per chi opera sul campo: la progressiva burocratizzazione degli aiuti. Procedure rigide e farraginose rischiano di rallentare i soccorsi vitali, trasformando l’azione umanitaria in una macchina amministrativa distante dai bisogni reali. A questo si aggiunge la “silenziosa mercificazione della vita umana”, dove l’accesso a beni fondamentali come cibo e acqua viene subordinato a calcoli geopolitici ed economici.

“Cibo, acqua e assistenza sanitaria non sono merci”, ha ribadito con forza il Papa, ricordando che il diritto a un’alimentazione adeguata è un diritto umano inalienabile e che la sicurezza alimentare è, a tutti gli effetti, un pilastro della sicurezza globale.

Il Papa ha suggerito tre direzioni operative:
Semplificazione: ridurre la burocrazia inutile affinché la trasparenza e la responsabilità siano al servizio delle persone e non un ostacolo ai soccorsi.
Alleanza con il territorio: valorizzare e sostenere i partner locali fidati, come le parrocchie e le reti della Caritas, capaci di raggiungere le aree geografiche più impervie e isolate.
Investimenti sul futuro: sostenere programmi a lungo termine, come la fornitura di pasti nelle scuole, essenziali per la resilienza sociale, l’educazione e lo sviluppo integrale.

Infine, il Santo Padre ha elogiato il Programma Alimentare Mondiale definendolo “un’espressione concreta di solidarietà internazionale” e un argine contro il collasso delle comunità vulnerabili.
La credibilità della cooperazione internazionale, ha concluso il Papa, si misura sulla capacità di non lasciare indietro nessuno, riconoscendo in ogni individuo quella “dignità infinita” che è impressa dall’amore di Dio e che nessuna crisi potrà mai cancellare.