ll 26 settembre 1996 veniva istituito dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana «l’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità»

Dal momento in cui il Signore Gesù affida ai suoi discepoli il mandato di annunciare il Vangelo e di prendersi cura dei malati, nella vita della Chiesa cattolica e delle comunità cristiane tale compito è stato espresso in varie forme, carismatiche e istituzionali.

Fin dal costituirsi della Conferenza Episcopale Italiana, grazie al ruolo attivo e propositivo del Beato Luigi Novarese (direttore dal 1964 dell’Ufficio Nazionale «per l’Assistenza Spirituale Ospedaliera»), è stata dedicata particolare attenzione all’assistenza spirituale ai malati. Proseguendo in questa sensibilità, proprio trent’anni fa – il 26 settembre 1996 – veniva istituito dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana «l’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità». Primo direttore ne fu Mons. Sergio Pintor, che successivamente sarebbe diventato Vescovo di Ozieri. Dopo Mons. Pintor, si sono succeduti alla direzione Mons. Andrea Manto (2007-2012) e padre Carmine Arice, ssc (2012-2017). Dal 2017, e riconfermato nel 2023, dirige l’Ufficio Nazionale don Massimo Angelelli.

Negli anni viene approvato il Regolamento dell’Ufficio e della sua Consulta nel 2008, e nel 2013 il Consiglio Permanente approva la attuale denominazione in «Ufficio Nazionale per la pastorale della salute»; in tal modo anche l’educare alla salute assume un significato più integrale: salute fisica, morale e spirituale.

Nel tempo gli orizzonti pastorali si sono ampliati: se dapprima la principale attenzione era rivolta alla persona ricoverata nell’ospedale, al giorno d’oggi è tutta la comunità cristiana ad essere «comunità sanante»; se prima il focus era incentrato sul Cappellano ospedaliero, o sugli Ospedali cattolici, oggi la pastorale si dedica ad una azione estremamente diversificata: il malato, i suoi familiari, i professionisti della cura; l’evoluzione delle figure dei Cappellani e degli Assistenti religiosi, la nuova configurazione territoriale della sanità in Italia, con l’importanza sempre più rilevante della dimensione regionale della sanità stessa; l’urgenza della formazione, iniziale, continua e permanente a tutti i livelli.

In questi trent’anni si è ampiamente sviluppata la rete di collegamento con gli Uffici Diocesani per la pastorale della salute, costruendo una fitta rete di rapporti che confermano la crescita di attenzione ai temi e ai compiti della pastorale. La collaborazione, a tutti i livelli, dal Nazionale al Diocesano, con altri Uffici è una prassi consolidata ed estremamente proficua.

La celebrazione della Giornata Mondiale del Malato, un punto storico della pastorale, si è progressivamente sviluppata con la promozione in tale occasione di una più ampia attenzione alla «cultura della vita» sotto molteplici aspetti.

In questi trent’anni sono totalmente cambiati i mezzi di comunicazione: la newsletter è uno strumento collaudato, puntuale e diffuso; YouTube, Facebook, SoundCloud e Instagram sono strumenti a portata di mano di tutti; soprattutto, il sito istituzionale è la pagina ufficiale in cui tutto trova spazio, per l’annuncio come per la formazione iniziale e continua e per la ripresa dei contenuti formativi e pastorali promossi in Italia. Parallelamente si sono sviluppati i siti complementari: il Magistero in pastorale della salute e il sito appositamente dedicato ai Convegni Nazionali dell’Ufficio.

Negli ultimi anni si è anche sviluppato un nuovo strumento pastorale: il Bilancio di Missione Pastorale. Il quadro culturale e sociale italiano è profondamente mutato; il Covid rappresenta uno spartiacque circa la consapevolezza sia riguardo al senso della malattia e della sofferenza, sia riguardo al sistema sanitario; ancora, alcuni modelli di azione pastorale – che un tempo funzionavano – oggi sono carenti o addirittura inadeguati alle nuove situazioni; emerge infine chiara la necessità di una progettazione pastorale rinnovata, che attinga dalla storia e da una verifica ragionata di quanto fatto e si sta facendo, e dalla analisi e dalla verifica possa rendere esplicite le necessità per le diverse prossime attività.

Se il rapporto di fiducia medico-paziente è insostituibile, oggi la pastorale della salute guarda a tutti gli Ordini sanitari come ad interlocutori che a vario titolo partecipano alla cura della persona fragile, malata, e dei suoi familiari; se il primo soggetto pastorale nella malattia è il malato stesso (e qui restano insostituibili le attenzioni che nascono dagli insegnamenti di San Giovanni Paolo II e del Beato Novarese), oggi la prevenzione, la cura del Creato e l’ecologia integrale, in una visione One Health, e una riflessione condivisa sull’Intelligenza Artificiale sono alcune delle attenzioni che questo Ufficio nazionale promuove.

Non ultima, l’importanza di non confondere mai la cura pastorale della persona malata con la prestazione sanitaria. Piuttosto, la mai sopita urgenza di prendersi cura di chiunque sia in necessità laddove gli altri passano con indifferenza o noncuranza. Perché se l’Ufficio compie trent’anni, la parabola del Buon Samaritano fin da oggi spalanca le porte all’eternità della vita vissuta custodendo il bene.

Buon compleanno, Ufficio.

L’articolo è stato pubblicato su salute.chiesacattolica.it