Ogni domenica un versetto poetico. Per andare oltre il visibile. Perché le parole trasformano il mondo.
A cura di Maria Teresa Neato
George Herbert (Montgomery, 3 aprile 1593 – Bemerton, 1 marzo 1633) è stato un poeta e oratore inglese. Viene commemorato come santo dalla Chiesa anglicana, che lo ricorda il 27 febbraio e da quella luterana che lo inserisce nel proprio calendario dei santi al 1º marzo.
Questa poesia – che necessita di essere vissuta, più che commentata! – è legata ad una storia di particolare “conversione”, sperimentata da Simone Weil. Le lascio perciò la parola.
“Nel 1938 ho passato dieci giorni nell’abbazia di Solesmes, dalla domenica delle Palme al martedì di Pasqua, seguendo tutte le funzioni. Un giovane inglese cattolico mi fece conoscere un poeta inglese del ‘600 tra quelli che venivano detti “metafisici”. Più tardi nel leggerlo ho scoperto una poesia intitolata “Amore”, l’ho imparata a memoria e spesso, nei momenti culminanti delle violenti crisi di emicrania, mi sono esercitata a recitarla, ponendovi la massima attenzione e aderendo con tutta l’anima alla tenerezza che essa racchiude. Credevo di recitarla soltanto come una bella poesia, mentre a mia insaputa quella recitazione aveva la virtù di una preghiera, fu proprio mentre la stavo recitando che Cristo è disceso e mi ha presa” (Simone Weil)
AMORE – Poesia di George Herbert
L’Amore mi accolse; ma l’anima mia indietreggiò,
colpevole di polvere e peccato.
Chiaroveggente l’Amore, vedendomi esitare
fin dal mio primo passo,
mi si accostò, con dolcezza
domandandomi se qualcosa mi mancava…
«Un invitato» risposi «degno di essere qui».
L’Amore disse: «Tu sarai quello».
Io, il malvagio, l’ingrato? Ah! mio diletto,
non posso guardarti.
L’Amore mi prese per mano, sorridendo rispose:
«Chi fece quest’occhi, se non io?»
«È vero, Signore, ma li ho insozzati;
che vada la mia vergogna dove merita».
«E non sai tu» disse l’Amore «chi ne prese il biasimo su di sé?»
«Mio diletto, allora servirò».
«Bisogna tu sieda», disse l’Amore «che tu gusti il mio cibo».
Così mi sedetti e mangiai.


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