Con queste parole guida per l’anno 2025, il calendario CVS ci accompagna, mese per mese, a vivere la Speranza, come dono e come compito.
In un mondo dilaniato dall’odio e dalla violenza, fra uomo e uomo e fra stati e nazioni, è facile scoraggiarsi. Per questo, per rendere feconda la Speranza, noi del CVS la alimentiamo con le armi dell’amore che ci ha insegnato il beato Novarese: la cura della vita spirituale, la frequentazione assidua dei sacramenti, l’ascolto attento della Parola di Dio e la frequentazione autentica delle persone sofferenti.
Essi ci sono testimoni che la Speranza aumenta quando, nonostante una situazione difficile, con la grazia di Dio ci si rende abili a vivere da figli, nella luce.
“Come Gesù, e con te, Maria, vogliamo regnare dall’alta della nostra croce, nella speranza del trionfo sicuro”. E’ la frase di agosto, suggerita dal Fondatore.
Il cuore della frase risiede nel paradosso squisitamente cristiano: il regnare non avviene attraverso il potere, la dominazione o la gloria umana, ma attraverso l’offerta di sé e il soffrire con amore.
Gesù “regna” dalla Croce perché è lì che manifesta l’apice dell’amore, del dono supremo di sé e del perdono.
Dicendo “vogliamo regnare dall’alto della nostra croce”, chi prega riconosce che le proprie sofferenze, le fatiche o le croci quotidiane non sono la fine di tutto o un fallimento, ma il luogo in cui si esercita una regalità spirituale fatta di dignità, resilienza e fede.
L’invocazione della Vergine Maria arricchisce il testo di una forte componente affettiva e di condivisione: Maria è la Madre addolorata che sta ai piedi della croce (Stabat Mater). Non scappa di fronte al dolore di Gesù, ma lo condivide.
Rivolgersi a lei significa chiedere di non essere soli nel momento della prova. È un invito a vivere le proprie croci con lo stesso atteggiamento di fiducia e abbandono che Maria ha avuto lungo tutta la sua vita.
Il Fondatore evita di cadere nel dolorismo o nel pessimismo grazie al suo finale: la croce non è la meta ultima, ma il passaggio obbligato verso la Resurrezione. Il “trionfo sicuro” è la vittoria della vita sulla morte, della grazia sul peccato. È una certezza di fede: la sofferenza presente non ha l’ultima parola, perché la Pasqua è già garantita.


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