La psicologia davanti alle calamità naturali

 

Purtroppo per l’Italia, l’anno 2016 verrà ricordato come l’anno dei terremoti. Per ben due mesi la terra ha continuato a tremare nelle zone centrali del paese provocando morti, feriti e devastazioni di grosse proporzioni. Eventi estremamente stressanti e destrutturanti dal punto di vista emotivo che coinvolgono tutte le dimensioni costitutive della persona.

In un mondo che deve sempre più fare i conti con calamità naturali, disastri ecologici e con catastrofi umanitarie, anche senza voler fare gli apocalittici, c’è da chiedersi se la psicologia e gli psicologi non siano chiamati su questo nuovo “limen” della storia del pianeta a dare risposte appropriate ed efficaci alle comunità umane, ai singoli individui e alle istituzioni con una presenza non occasionale e una professionalità robusta.
Lo psicologo statunitense Gilbert Reyes ha definito la psicologia dei disastri come un campo applicativo che riguarda circostanze in cui, un evento catastrofico, crea un ambiente straordinariamente stressante in cui le persone devono gioco forza fare appello a capacità di sopravvivenza e di reazione eccezionali per assistere le vittime nel loro difficile processo di ripresa psicosociale E’ opinione diffusa che le calamità naturali, in quanto situazioni anomale, scatenano reazioni particolarmente intense definite comportamenti reattivi, non sempre razionali e coerenti, che possono essere pericolosi per le vittime stesse e d’intralcio per i soccorritori. Le reazioni dell’organismo a situazioni straordinarie, costituite da un evento catastrofico e dalle conseguenti perdite umane e materiali, determinano un notevole stato di tensione a cui si associano sintomi specifici. Questi sintomi si possono presentare immediatamente o successivamente al disastro (anche dopo mesi) in maniera blanda o più o meno intensa. Oltre agli stati ansioso-depressivi, nei casi di gravi calamità naturali può comparire un blocco delle emozioni corrispondente alla presa di coscienza dell’oggettiva gravità della situazione che si sta vivendo unita ad un penoso senso di impotenza. Inoltre il timore di subire altri danni, la preoccupazione per la sorte dei propri familiari, la paura di essere lasciati soli, di dover lasciare i propri congiunti in ricoveri improvvisati o non adeguatamente attrezzati, di non farcela a superare il momento difficile, rappresentano aspetti direttamente correlati con il terrore che il disastro si ripeta, rendendo sempre più complessa l’attività di primo soccorso.
Gli psicologi impegnati nell’assistenza a persone vittime del terremoto, devono anche confrontarsi con gli intensi stati di tristezza e dolore provocati dalla morte di persone care, disperse o gravemente ferite; perdita della casa, di tutti gli effetti personali, perdita del lavoro; inoltre può sussistere un’alternanza di stati d’animo che può determinare il passaggio repentino da uno stato di prostrazione, sfiducia e delusione alla speranza, quasi euforica, di futuri tempi migliori. La vittima che sopravvive ad un cataclisma, anche se supera l’evento senza subire danni o menomazioni fisiche, riporta in forma più o meno lieve danni non visibili, ma non per questo meno profondi e dolorosi quanto le ferite al corpo.
Calamità naturali come il susseguirsi di sismi che hanno colpito l’Italia Centrale, sono eventi che superano l’ambito dell’esperienza ordinaria e che quindi, dal punto di vista psicologico, rappresentano traumi tali da indurre stress in chiunque li abbia vissuti, direttamente o indirettamente. Come è comprensibile, essere travolti da un evento di questo tipo mette a durissima prova le capacità di adattamento e la salute mentale, sebbene le reazioni stressanti vengano considerate come risposte ordinarie a eventi eccezionali e, soprattutto, imprevedibili.
Occorre fare una prevenzione primaria, in cui si consenta alla persone di conoscere le proprie emozioni e saper controllare gli effetti che queste hanno sul comportamento e sulla salute mentale, attraverso una formazione specifica con l’aiuto di corsi e tecniche da attuarsi ovviamente in periodi precedenti al disastro. Ad una prevenzione primaria, deve seguire una prevenzione secondaria, in cui vengono programmati interventi di sostegno psicologico, successivi all’evento sismico, per sostenere le persone colpite dalla reazione acuta di stress (es. attacchi di panico), evitando così che questo si trasformi in un disturbo post-traumatico da stress, ad esempio mediante centri di ascolto post-emergenza. (Felice Di Giandomenico)

Cosa fare in caso di terremoto

 

Pubblicato il 3 novembre 2016

 

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