Fatima un’esperienza e un dono

 

Ieri sera, 16 ottobre, siamo rientrati dal pellegrinaggio organizzato dai Silenziosi Operai della Croce in occasione della celebrazione del centenario delle apparizioni (dal maggio all’ottobre del 1917) della “Regina della Pace” ai tre pastorelli di Aljustrel Lucia, Francesco e Jacinta.

Piuttosto che sulla cronaca della “giornate”, vissute all’insegna della fraternità e della condivisione (celebrazioni al santuario e alla cappellina, visite ai luoghi che hanno visto i tre santi bambini “protagonisti” di eventi umanamente e spiritualmente “unici e irrepetibili”), mi piace porre l’accento su Fatima, come polo di attrazione di preghiera dopo le apparizioni dell’Angelo (1916) e della Madre del Cielo (1917), per migliaia e migliaia di pellegrini provenienti da ogni angolo del pianeta.
Tra questi c’eravamo anche noi “sodcvs” in questi giorni (dal 10 al 16 di ottobre) in cui abbiamo potuto sperimentare il senso di appartenenza di una grande realtà (quella del CVS, appunto) che grazie all’intuizione carismatica del fondatore, il beato Luigi Novarese, attraverso la “penitenza” e il “sacrificio” offerti per amore, hanno “scelto” di fare della propria esistenza un “dono” come “risposta” ai reiterati appelli della Regina del Cielo per la riparazione dei peccati che offendono nostro Signore e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria nel mondo e nei cuori di tutti.

Di Piero Campanella

Pubblicato il 17 ottobre 2017

 

1 Commento

  1. di elena cammisa 10/17/2017  20:53 Rispondi

    io sono una di quelle che ha partecipato al pellegrinaggio. grazie don Marco.

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