Papa Francesco al Coro Arcobaleno

 

Grazie, grazie fratelli e sorelle, grazie tante. Il mio segretario qui mi dice: è la cosa più bella che ho visto con il Papa. Quando ho visto che nella vostra casa, che accoglie persone malate di Alzheimer, c’è un coro chiamato “Arcobaleno”, ho ringraziato il Signore. Perché penso che per voi cantare insieme sia una consolazione, un sostegno, che aiuta ad andare avanti e a sopportare il peso della malattia che certamente si fa sentire. Anzi, penso che il vostro canto sia reso più prezioso dalla vostra vulnerabilità. Penso che il fatto di mettere in comune le nostre fragilità e accettarle reciprocamente, questo è il “canto” più bello, l’armonia più gradita a Dio, un “arcobaleno” non di perfezioni, ma di imperfezioni! Poi quando ho visto il direttore, ho pensato: ha dimenticato la bacchetta! Ma poi ho visto che la sua bacchetta è la tenerezza. Grazie, Signor direttore, perché Lei portando avanti gesti di tenerezza ci rende tutti più umani. E con la sua tenerezza, la vostra tenerezza, di tutti, oggi abbiamo adempiuto il quarto comandamento: onorare gli anziani che sono la nostra memoria. Forse qualcuno di loro ha perso la memoria, ma loro sono il simbolo della memoria di un popolo, loro sono le radici della vostra patria, della nostra umanità. Sono le radici, e i giovani devono venire lì a prendere il succo delle radici per portare avanti la civiltà. Grazie tante, grazie di cuore. E adesso vi darò la benedizione e poi passerò a salutare tutti. Vi chiedo di pregare per me. (Papa Francesco al Coro Arcobaleno della Casa di Riposo per malati di Alzheimer di Bonheiden (Belgio), Auletta dell’Aula Paolo VI – Mercoledì, 3 aprile 2019)

Pubblicato il 8 aprile 2019

 

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