L’uomo ferito dal dolore e toccato dalla grazia

 

E’ in fase di svolgimento a Caserta il XXI Convegno Nazionale di pastorale della salute che terminerà domani, giovedì 16 maggio.

Si riportano di seguito due brevi sintesi dei quanto è stato esposto da mons. Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto e mons. Russo, Segretario generale della CEI

“In Gesù vediamo l’uomo ferito dal dolore straziante ma anche toccato dalla grazia del Padre”. A dirlo è stato mons. Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, nella sua relazione durante il convegno della pastorale della salute in corso a Caserta. “La grazia è l’amore gratuito del padre che si fa prossimo fino a toccare la nostra vita – ha aggiunto –. Lasciarsi toccare dalla grazia è decisivo. Come consegnarsi alla grazia e alla parola d’amore che viene dalla croce di Gesù”. “Imparare a toccare la carne sofferente del fratello e della sorella diventando tramite del tocco misericordioso di Dio. È in questa direzione – ha concluso – che il convegno ci suggerisce delle tracce percorribili”. Altro intervento molto intenso è stato quello di Rosanna Virgili, biblista e docente presso l’Istituto teologico marchigiano. “Toccare – ha spiegato – vuol dire abbattere dei muri nei vangeli sinottici. Ci sono delle regole che non si possono toccare così come le persone. Fra loro, sono i cadaveri i lebbrosi e la donna con le mestruazioni. Gli impuri sono scartati e sono nella periferia”. La biblista ha spiegato il brano del vangelo di Marco in cui la donna che viene guarita da Gesù dopo che per 12 anni aveva perso sangue. “Il viaggio che la donna fa verso Gesù – ha illustrato – vede nel tatto l’acme. Il viaggio verso l’altro è un viaggio di abbattimento dei bastioni di purità. Lei tocca il mantello e il sangue si ferma. Alle persone che soffrono e sentono la sofferenza come una emorragia di forze o di fede Gesù offre la guarigione”.

Mons. Russo (Cei), “non è il dolore fine a se stesso che salva ma l’amore con cui Cristo incondizionatamente ama”
“Curare l’uomo è di fatto prendersi cura dell’immagine stessa di Dio”. Così mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, durante la sessione plenaria del convegno nazionale della pastorale della salute, in corso a Caserta. “La domanda di senso è una lunghezza d’onda su cui i familiari e i sanitari devono sempre cercare sintonia”. “Non è la fuga davanti al dolore che matura l’uomo ma la capacità di condividere l’esperienza con Cristo. La speranza per il cristiano è l’attesa fervente del compimento del mistero dell’amore di Dio in cui siamo rinati e l’attesa del Cristo Signore. Aspettiamo che Gesù ritorni. La Chiesa sposa aspetta il suo sposo”. Sulla sofferenza, il segretario generale della Cei ha aggiunto: “Non è il dolore fine a se stesso che salva ma l’amore con cui Cristo incondizionatamente ama. Il malato è sempre persona, è bene ricordarlo. Non è un oggetto. La persona non è nemmeno la sua patologia. Il malato resta sempre il soggetto di cui curarsi. La persona malata è il perno su cui tutto ruota”.

Pubblicato il 15 maggio 2019

 

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