Scriveva il Beato Luigi Novarese a proposito della Croce di nostro Signore Gesù Cristo: “Un conto è predicare, un conto è vivere la croce. Un conto e proclamare l’amore verso Dio, la nostra figliolanza divina, partecipe della vita divina, e un conto è vincere le tentazioni. Ma il Cuore di Cristo, quale inizio del programma che stava svolgendo, incomincia a mettere quale punto fermo: primo, il diritto del padre; secondo la superiorità alle passioni; terzo, Croce e fermezza di volerla affrontare, a qualunque costo, a costo di perdervi tutti. E non solo: io ho un solo amico, e l’amico che ho, è quello che è disposto a prendere la propria croce e a seguirmi”.

Papa Francesco durante l’Angelus del 30 agosto u.s., ha commentato il brano del Vangelo in cui Gesù parla ai suoi della passione che lo attende. Dice che dovrà soffrire molto e venire ucciso per poi risorgere il terzo giorno. Ma i discepoli non comprendono le sue parole perché, dice il Papa, “hanno una fede ancora immatura e troppo legata alla mentalità di questo mondo”. Di fronte alla prospettiva che Gesù possa fallire e morire in croce, lo stesso Pietro si ribella e gli dice: ‘Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!’. Crede in Gesù, lo vuole seguire, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione. Per Pietro e gli altri discepoli – ma anche per noi! – la croce è una cosa incomoda, la croce è uno “scandalo”, mentre Gesù considera “scandalo” il fuggire dalla croce, che vorrebbe dire sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che Lui gli ha affidato per la nostra salvezza. Gesù respinge bruscamente questo modo di pensare che non è secondo Dio e, anzi, afferma che chi lo vuol seguire deve rinnegare se stesso e abbracciare la croce e intima a Pietro: “Va’ dietro a me, Satana!”. E a braccio aggiunge: Ma … dieci minuti prima, Gesù ha lodato Pietro, gli ha promesso di essere la base della sua Chiesa, il fondamento; dieci minuti dopo gli dice “Satana”. Come mai si capisce, questo? Succede a tutti noi: nei momenti di devozione, di fervore, di buona volontà, di vicinanza al prossimo, “ah, guardiamo Gesù e andiamo avanti”; ma nei momenti dove viene incontro la croce, fuggiamo. Il diavolo – “Satana”, dice Gesù a Pietro – ci tenta. E’ proprio del cattivo spirito, è proprio del diavolo allontanarci dalla croce, dalla croce di Gesù.

La croce è la via del cristiano
Con le sue parole Gesù indica con chiarezza il cammino del vero discepolo, sottolineando in particolare due atteggiamenti: Il primo è “rinunciare a se stessi”, che non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di valori. L’altro atteggiamento è quello di prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare con fede e responsabilità quella parte di fatica, quella parte di sofferenza che la lotta contro il male comporta. La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una milizia, lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il male.

Con la croce Gesù ha salvato il mondo
Papa Francesco spiega che prendere la croce è partecipare alla salvezza del mondo portata da Cristo e invita a dare questo significato alla croce che spesso è “appesa alla parete di casa”, o portata al collo: La croce è segno santo dell’Amore di Dio, è segno del Sacrificio di Gesù, e non va ridotta a oggetto scaramantico oppure a monile ornamentale. Ogni volta che fissiamo lo sguardo sull’immagine di Cristo crocifisso, pensiamo che Lui, come vero Servo del Signore, ha realizzato la sua missione dando la vita, versando il suo sangue per la remissione dei peccati. E non lasciamoci portare dall’altra parte, nella tentazione del Maligno. Di conseguenza, se vogliamo essere suoi discepoli, siamo chiamati a imitarlo, spendendo senza riserve la nostra vita per amore di Dio e del prossimo.

[Fonte: Vatican News]